Prima di sottoporre a tutti voi alcune ulteriori riflessioni, credo sia opportuno riepilogare rapidamente l’ordine corretto delle operazioni da eseguire per prendere una mano di terzaroli.
Lo faccio in modo sintetico, dando per scontato che chi ci legge sappia esattamente di cosa stiamo parlando. Cominciamo:
A. Barca di bolina (non controvento, la barca deve restare manovriera) e fiocco ben cazzato
B. Lascare il vang ( il boma deve potersi muovere liberamente)
C. Lascare la scotta di randa e sventare la vela (la randa non deve portare)
D. Cazzare l’amantiglio (operazione evitabile se il vang è rigido)
E. Mollare lentamente la drizza fino a quando si può incocciare la brancarella della prima mano sul corno di trozza (o collo d’oca)
F. Dopo aver incocciato la brancarella cazzare la drizza
G. Cazzare la borosa della prima mano fino a quando la brancarella posizionata in balumina arriva molto vicina al boma
H. Lascare l’amantiglio
I. Regolare la randa per farla lavorare al meglio
J. Legare la vela in eccesso con i matafioni (operazione importante per evitare che il tessuto si danneggi sbattendo e per consentire al timoniere di avere una buona visibilità).
Quando il vento diminuisce, per togliere la mano sarà necessario seguire lo stesso percorso a ritroso, quindi dalla lettera J alla lettera A. Se il vento è forte al punto da richiedere una riduzione drastica (prendendo subito la seconda mano), è importante procedere per gradi, prendendo la prima e poi la seconda. Questa avvertenza ci permetterà, quando il vento diminuirà, di togliere la seconda mano avendo la prima già predisposta.
Prendere i terzaroli (termine utilizzato sin dal XIV secolo che deriva dal latino Tertia, la terza vela, quella più piccola tra quelle utilizzate a bordo delle galere) nel modo sopraindicato, che potremmo definire “tradizionale”, comporta vantaggi importanti: il centro velico della randa (CVr) si sposta verso prua, quindi più vicino all’asse di rotazione della barca ed anche più in basso, riducendo quindi il momento ribaltante generato dalla forza del vento che immaginiamo applicata proprio nel centro velico.
Quindi la barca dovrebbe essere meno orziera e con uno sbandamento contenuto; poi, come sempre accade, le variabili sono molte (condizioni meteomarine, caratteristiche del progetto etc.), quindi ogni barca, fermi restando i principi generali, fa storia a sé.
Un altro tema di dibattito tra i velisti trae spunto da una domanda: manovre rinviate in pozzetto o manovre all’albero? Di questo ci occuperemo il mese prossimo.
Buon Vento!
Mirco Mascotto
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