Talvolta, navigando, può capitare di doversi confrontare con repentini cambiamenti del tempo, spesso non previsti. Si tratta, perlopiù, di fenomeni isolati, che interessano una zona di mare ristretta e sono più frequenti nella stagione estiva.

Sono evoluzioni meteorologiche rapide, quasi sempre associate ad un temporale che potrebbe anche non essere proprio sopra di noi, ma comunque in grado di spostare enormi masse d’aria su una zona circostante, che può avere un raggio di qualche decina di chilometri. Per loro natura sono fenomeni difficilmente prevedibili che si sono sempre verificati ma, negli ultimi anni, il riscaldamento globale li rende più frequenti e violenti.

In questo articolo vorrei raccontare il secondo dei due episodi che hanno coinvolto la “redazione storica” di questo giornalino (Icio, a bordo di Lina con Giorgio, ed il sottoscritto), in tempi differenti e su mari diversi: da una parte la Laguna di Venezia, precisamente a Malamocco, nell’episodio raccontato da Icio nel numero di Giugno, dall’altra il Mar Tirreno, proprio di fronte all’Isola d’Elba, un evento che mi ha riguardato direttamente e si è verificato a Ferragosto del 2024…

La giornata era soleggiata e tranquilla ed aravamo ancorati davanti allo “spiaggione”, fortunatamente a poche centinaia di metri dal Marina di Punta Ala. Nel breve volgere di un quarto d’ora una nuvola che aveva stazionato per qualche ora sull’Elba, si è avventata verso la costa toscana con raffiche di vento che hanno toccato i 39 nodi. Tutte le barche in zona sono precipitosamente rientrate in porto e gli ormeggiatori non sono riusciti a dare a tutti l’assistenza necessaria. Ho deciso di rimanere nell’antiporto in attesa che la buriana passasse, cosa che è puntualmente accaduta nel giro di una mezz’ora. Il frangiflutti non ci ridossava dal vento, in compenso l’acqua, che pure ribolliva, era priva di onde.

L’ingresso del Marina era affollato, anche perché tutte le imbarcazioni presenti in zona, comprese quelle che non avevano il posto barca a Punta Ala, hanno cercato rifugio all’interno del porto. Ho assistito a due collisioni tra grosse barche a motore, uno yacht è stato mollato dal motore ed ha dato precipitosamente ancora proprio al centro dell’angusto canale di entrata, un altro si è appoggiato violentemente con la fiancata di sinistra al pontile del distributore; i gommoni degli ormeggiatori sfrecciavano in tutte le direzioni, cercando di dare assistenza a che ne aveva più bisogno.

Ho deciso di mettere Orasì con la poppa al vento, a marcia indietro a circa 1700 giri ed abbiamo trovato l’equilibrio che ci ha consentito di “resistere” per circa mezz’ora senza particolari problemi.

            Che cosa accomuna questi due episodi? Innanzitutto la grande rapidità con cui sono cambiate le condizioni meteorologiche. In secondo luogo il vento che, in entrambi i casi, ha sfiorato i 40 nodi. Aggiungo gli spazi ristretti che hanno portato entrambi gli equipaggi ad adottare la stessa strategia difensiva: motore acceso, marcia indietro e poppa al vento cercando l’equilibrio tra la spinta in avanti determinata dal vento stesso e quella uguale e contraria generata dall’elica, agendo contestualmente sul timone per fare in modo che la poppa rimanesse il più possibile nel letto del vento. L’equilibrio si è rivelato in entrambi i casi piuttosto stabile ed ha consentito agli equipaggi di superare il momento critico con relativa tranquillità. Mar Tirreno e Mare Adriatico, due situazioni molto simili (per fortuna a Punta Ala non è piovuto), due comportamenti molto simili con risultati più che soddisfacenti.

Buon Vento!

Mirco Mascotto