In questo numero, con il settimo capitolo, completiamo l’argomento con alcune osservazioni relative a due aspetti: come rendere più confortevole il nostro ancoraggio e cosa fare per avere sempre una “via di fuga”.

Il primo aspetto riguarda il rumore prodotto dalla catena dell’ancora sul musone. Inevitabilmente la prua della barca oscilla verso l’alto e verso il basso al passaggio dell’onda, Questo movimento, anche in presenza di onde molto basse, provoca un rumore (quasi sempre un cigolio) particolarmente fastidioso per chi dorme nella cabina di prua.

Come fare per eliminarlo? Sarà sufficiente passare un cavo all’interno di uno degli anelli della catena posti immediatamente sotto il musone; il cavo può essere dato a doppino e legato ad una delle gallocce di prua con un nodo di bitta. A questo punto è necessario filare un po’ di catena e mettere in tensione il cavo.

Realizzata questa condizione, filare ancora qualche centimetro di catena, in modo che non sia più tesa. Le oscillazioni della prua non produrranno più alcun rumore perché a lavorare sul musone sarà il tessile.
Se non siamo convinti della tenuta del cavo o se il diametro è troppo piccolo, possiamo duplicare la manovra portando un secondo cavo sull’altra galloccia di prua, ovviamente dopo averlo fatto passare in un anello. L’importante è che entrambi i cavi siano bene in tensione e che lavorino con la stessa efficacia.

La “via di fuga” è una precauzione particolarmente utile nel caso in cui un forte peggioramento delle condizioni meteo ci obbligasse a lasciare anzitempo l’ancoraggio, magari in piena notte ed in condizioni di visibilità limitata da pioggia o quant’altro.
Non avendo la possibilità di navigare “a vista” dovremmo farlo guardando la bussola di governo. E’ quindi molto importante, dopo avere effettuato l’ancoraggio, prendere nota della prua bussola che dovremo seguire per allontanarci in sicurezza: una bussola da rilevamento “puntata” verso l’uscita della baia ci fornirà un valore angolare attendibile.

Prendere nota sul giornale di bordo di questo valore; se durante la notte dovremo manovrare per uscire, sarà sufficiente governare la barca con quell’angolo. Si potrà obiettare che l’errore della bussola da rilevamento è sicuramente diverso da quello della bussola di governo ma, poiché la distanza per uscire dal luogo di ancoraggio sarà di poche centinaia di metri, non ci discosteremo più di tanto dalla direzione che ci porterà in acque libere in tutta sicurezza.

Un’ultima nota: se per qualche ragione non riuscissimo a recuperare l’ancora (problemi al salpancora, batteria scarica, ancora incattivita sul fondale), potremmo essere costretti ad abbandonarla momentaneamente sul posto
Per prima cosa ricordiamoci di segnalarne la posizione con un parabordo (con un cavo abbastanza lungo) legato con una gassa all’ultimo anello della catena: in questo modo, quando le condizioni lo permetteranno, torneremo in loco e potremo recuperare la nostra ancora.

Inoltre è molto importante che la catena non sia fissata direttamente alla parete del pozzo catena (magari con tanto di bullone arrugginito), ma che l’ultimo tratto (circa 20 cm) sia in tessile: in questo modo potremo letteralmente “tagliare la corda” e liberare rapidamente l’ancora.

Buon Ancoraggio e Buon Vento a tutti!

Mirco Mascotto