Sette a tre! Questo il punteggio finale delle regate a favore di Team New Zealand nella finale della 36^ edizione della America’s Cup contro la barca italiana Luna Rossa – Prada Pirelli. Il trofeo sportivo più longevo, la cui prima edizione risale al 1851, è stato vinto ancora una volta dall’equipaggio neozelandese.

Il risultato sembra indicare una schiacciante superiorità dei “kiwi” ma non è stato così: quasi tutte le regate sono state molto combattute ed in almeno tre occasioni, improvvisi salti di vento hanno favorito i nostri avversari.

Si potrebbe obiettare che la conoscenza del vento e del campo di regata è pur sempre parte dell’abilità del velista e quest’affermazione è difficilmente opinabile. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che i neozelandesi hanno “giocato in casa” e che la fortuna ha deciso di navigare con loro: ricordo una partenza ormai vinta da Luna Rossa compromessa da un inopinato buco di vento che ha quasi fermato Luna Rossa mentre i “defender” sfrecciavano a 21 nodi verso la linea di partenza.

Comunque la sensazione era che la loro barca fosse leggermente più performante e, a questi livelli, anche il minimo vantaggio competitivo è determinante.

Che cosa ci lascia questa edizione della Coppa America? Innanzitutto la certezza che la vela italiana è ormai in grado di competere con tutti: preparazione dei singoli e della squadra, competenze tecnologiche e capacità organizzative sono emerse con grande chiarezza.
I nuovissimi AC 75 sono velocissimi, maneggevoli, spettacolari e sembrano fatti apposta per appassionare un pubblico televisivo che travalichi i confini degli “appassionati” duri e puri, suscitando l’interesse di un pubblico più vasto ed allargando al platea di potenziali nuovi amanti della vela…nella speranza che coloro i quali si avvicineranno al nostro bellissimo sport (amore) non si aspettino di trovare sulle nostre barche le stesse sensazioni che si intuivano nelle immagini che giungevano da Auckland.

Sappiamo tutti che la vela “normale”, quella VERA, è distante mille miglia (nautiche) dal microcosmo ipercompetitivo della Coppa America e che un oceano divide quel mondo dal nostro: noi siamo soddisfatti se di bolina filiamo 6 nodi, i tempi delle nostre navigazioni si misurano in ore e non in secondi ed ogni tanto ci piace issare a prua una grande vela colorata (spinnaker o gennaker).

Se il vento ci spinge generoso corriamo con esso, ma se poi “ci molla” all’improvviso ce ne stiamo tranquilli in pozzetto ad aspettare che una nuova brezza torni a gonfiare le nostre vele e nel frattempo chiacchieriamo del più e del meno con qualche altro membro dell’equipaggio, condividendo sovente, oltre all’attesa, anche un piatto di pasta ed un bicchiere di buon vino.

Come ho già avuto modo di scrivere, per nostra fortuna il mare è grande e non ci impone di scegliere tra un modo o l’altro di veleggiare. Ieri, oggi e domani la cosa più importante sarà sempre una ed una soltanto: partire! Anche per piccole e brevi navigazioni, magari per poche ore “rubate” al nostro lavoro, ma comunque PARTIRE!

Buon Vento a tutti!
Mirco Mascotto