É sempre divertente leggere o scrivere le storie di persone che hanno vissuto sopra le righe, oppure che hanno compiuto gesta o imprese notevoli. Talvolta l’hanno fatto indipendentemente dalla loro volontà ma sono stati semplicemente trascinati dagli eventi in fatti o luoghi che hanno segnato la Storia. Delle volte non si tratta di persone, delle volte si tratta di animali.

Il gatto Oskar é uno di questi, ma prima di raccontarvi la sua storia é necessaria una premessa.

I gatti sono stati regolarmente imbarcati sulle navi in funzione antiratto fin dagli albori della navigazione. Lo fecero Fenici, Romani, Vichinghi, c’erano sulle caravelle di Colombo, sulle galee di Andrea Doria …

Quando nel Medioevo comparvero le prime assicurazioni, uno dei provvedimenti presi dagli assicuratori fu quello di pretendere la presenza a bordo di un gatto per salvaguardare i carichi dai danni provocati dai ratti. Così i “Rôles d’Olèron” del 1160 condannavano gli armatori a risarcire il carico rovinato dai topi se a bordo non era stata prevista la presenza di almeno un gatto.

Anche le leggi del “Consolato del Mare” del 1484 imponevano ai comandanti di procurarsi un gatto e Jean Baptiste Colbert nel XVII secolo disponeva che nessuna nave francese potesse salpare senza gatto a bordo. Nella Royal Navy poi il gatto era considerato ufficialmente un membro d’equipaggio con funzioni sia antiratto che di mascotte portafortuna. Non senza polemiche i mici-marinai vennero definitivamente congedati dalla marina di Sua Maestà solo nel 1975.

Per saperne di più, segnalo il libro “Gatti di lungo corso” di Detlef Bluhm, che propone un’ampia galleria di felini, da Chippy, imbarcata sull’Endurance di Ernest Shackleton a Nigger, che aveva un’amaca personale sul Terra Nova di Robert Falcon Scott.

Ma torniamo al protagonista della nostra vicenda, la sua foto ufficiale ci mostra un bel gattone nero chiazzato di bianco su gola e zampe e con la piastrina di riconoscimento attaccata al collo. Non sappiamo esattamente dove nacque, molto probabilmente nel nord della Germania tra il 1938 e il 1940, così come non é dato sapere come si chiamasse originariamente.

La parte conosciuta della sua vita inizia nel primo pomeriggio del 27 maggio 1941, quando venne recuperato dal cacciatorpediniere britannico HMS (His/Her Majesty’s Ship) Cossack. Fradicio e infreddolito era appollaiato su un relitto galleggiante approssimativamente in 48°09′ di latitudine N e 016°07′ di longitudine W in pieno Oceano Atlantico ad oltre 400 Mg dalla costa francese.

Poche ore prima era finita l’avventura della Bismarck, l’ammiraglia della Kriegsmarine alla sua prima ed ultima missione. La corazzata tedesca, considerata inaffondabile dalla propaganda nazista, era salpata da Göteborg il 18 marzo con l’ordine di distruggere i vitali convogli alleati in Atlantico. Tuttavia la mossa tedesca non era sfuggita ai “servizi” di crittoanalisi di Bletchley Park e ben presto il cacciatore divenne preda.

La caccia alla Bismarck, braccata dalla Home Fleet alla quale aveva inflitto una cocente sconfitta, fu epica. S sviluppò tra il Mare di Groenlandia e l’Atlantico settentrionale per concludersi all’alba del 27 maggio 1941 quando la nave tedesca si capovolse ed affondò dopo essere stata letteralmente demolita dai cannoni e dai siluri della Forza H di Gibilterra. Dei 2221 uomini d’equipaggio si salvarono solo in 144 più un gatto.

Quest’ultimo, dopo essere stato asciugato e adeguatamente rifocillato venne immediatamente arruolato. Nel suo nuovo ruolo di gatto in seconda sul Cossack venne ribattezzato Oskar, la pronuncia in tedesco della lettera “O” dell’alfabeto internazionale, la cui bandiera (gialla e rossa in separazione diagonale con ventame giallo) alzata a riva singolarmente significa appunto “uomo in mare”.

L’HMS Cossack era un destroyer della classe “Tribal” con un ruolino di servizio già notevole avendo partecipato con successo alla battaglia di Narvik ed avendo catturato nel ’40 la nave tedesca “Altmark”, ma anche la sua fortuna era prossima ad esaurirsi. Il 23 ottobre del 1941, mentre era di scorta ad un convoglio da Gibilterra, un siluro gli asportó la prua e inutili risultarono gli sforzi del HMS Legion per salvarlo. Così solo 50 dei 190 uomini del Cossack furono trattati in salvo, più precisamente 50 uomini più il gatto Oskar che venne recuperato con gli artigli ben piantati su una tavola di legno.

Tornato a Gibilterra, Oskar, che iniziava ora ad essere noto come “Unsinkable Sam” (l’Inaffondabile Sam), non fu in grado di riposare a lungo. La portaerei HMS Ark Royal, la stessa unità che aveva guidato la Forza H in Atlantico contro la Bismarck, aveva appena fatto richiesta al comando della piazzaforte per aver un nuovo gatto. Quindi, visto che la nave era in procinto di salpare per una nuova missione di soccorso all’isola di Malta, il nostro protagonista venne immediatamente inserito nella “lista d’equipaggio”.

Ma anche il destino dell’Ark Royal stava per compiersi. Così, dopo aver lanciato i preziosi rifornimenti all’isola assediata, sotto gli attacchi degli aerosiluranti della Regia Aeronautica la portaerei si ritrovò sulla rotta di casa quando venne silurata dal sommergibile U-81. La grande nave terminò la sua carriera con una lenta agonia ma tutto l’equipaggio venne posto in salvo, anche il gatto Oskar trovò posto sul HMS Legion. Si fosse trattato di una nave della Regia Marina qualcuno avrebbe pensato che quel gatto in mezzo al Mediterraneo potesse portare sfiga, magari un cuoco vicentino avrebbe potuto adocchiarlo … , ma si sa, i brits hanno un atteggiamento ben diverso con i “pets” e nessuno a bordo del Legion sollevò dubbi.

Tuttavia si guardarono bene dal reimbarcarlo. In fin dei conti, con il suo ruolino di servizio meritava certamente un po’ di riposo, quantomeno per riprendersi dallo stress. Così, Unsinkabe Sam, concluse la sua carriera a terra, sempre a caccia di topi ma negli uffici del governatorato di Gibilterra. Dopo molti anni al servizio di Sua Maestà venne messo in congedo e affidato alla casa di riposo per veterani della Royal Navy a Belfast, dove morì di vecchiaia nel 1955.

Ora la sua foto, il suo collare e la piastrina di riconoscimento sono in bella mostra al National Maritime Museum di Greenwich che consiglio vivamente di visitare se passate da quelle parti.

Per concludere e per puro dovere di cronaca devo purtroppo riferire che alcuni “studiosi” asseriscono che non è assolutamente certo che Unsinkable Sam abbia mai navigato sulla Bismarck, che tutta la vicenda non sia vera e che si tratti solo di una leggenda da marinai.
Ma io a certa gentaglia non do certo retta, voi fate come vi pare …

Gigi Baroni