Le vele, quindi anche la randa di cui stiamo trattando, sono il “motore” delle nostre barche. L’evoluzione dei materiali ha subito un’importante accelerazione negli ultimi decenni: fino al 1960 quello più utilizzato era il cotone o, comunque, altre fibre di origine naturale.
Si trattava di vele eleganti ma anche molto pesanti e, soprattutto, con una spiccata tendenza a deformarsi; oggi vengono utilizzate esclusivamente sugli yacht d’epoca che vogliano rimanere fedeli ai materiali utilizzati al momento del varo.
Nei primi anni ’60, quasi in contemporanea con il prepotente arrivo della vetroresina utilizzata per costruire gli scafi, iniziò la produzione di vele in Dacron: sono passati quasi sessant’anni ma ancora oggi la gran parte delle vele sono prodotte con questa fibra tessile sintetica appartenente alla famiglia del Poliestere . Si tratta di un materiale che, al suo apparire, definì nuovi standard tecnologici, con caratteristiche e prestazioni per quei tempi impensabili.
Infatti le vele in dacron erano più leggere, più resistenti ai raggi UV, difficili da deformare, molto robuste e relativamente semplici da lavorare. Inoltre, nel breve volgere di qualche anno, divennero anche più economiche. Un’autentica rivoluzione, anche perché si mostrarono ben presto adatte sia per la crociera che per la regata.
Nei decenni successivi ai tessuti in Dacron si affiancarono i laminati, costituiti da due strati incollati di poliestere rinforzati con fili disposti nella direzione delle “linee di sforzo” delle vele; ecco quindi i fili di Kevlar (colore giallo) o Mylar (bianco). Successivamente arrivarono le prime vele costruite in fibra di carbonio (colore nero); oggi , nel mondo delle regate, la quasi totalità delle rande vengono prodotte con quest’ultimo materiale che si fa preferire per robustezza, indeformabilità e leggerezza. Certo, leggero il peso ma molto pesante il costo, aspetto questo che rende le vele in carbonio accessibili ad armatori con tasche molto capienti, oppure proprietari di barche generosamente sponsorizzate.
Un tempo le rande venivano rese solidali con l’albero tramite una nervatura di rinforzo (gratile) che veniva inferita nell’apposita feritoia verticale. Negli ultimi anni questa soluzione ha lasciato il passo a dei cursori (in plastica o in alluminio) che hanno il pregio di scorrere molto meglio, riducendo gli sforzi durante l’issata e rendendo molto più rapida (e sicura) l’ammainata.
La base della randa, un tempo anch’essa inferita sul boma con un gratile, è sempre più spesso libera e trattenuta soltanto in varea; in questo modo la regolazione della base, spesso trascurata, diventa più semplice e precisa. Le barche di America’s Cup hanno addirittura eliminato boma e vang, quindi la base viene regolata tramite delle manovre in tessile (dynema), che collegano la randa (anzi le due rande accoppiate) direttamente alla rotaia del trasto. Non so dire se questa soluzione sarà replicata anche sulle barche “normali”; in ogni caso la base libera (non inferita) è già una realtà , e lo è da molti anni…… (segue)
Buon Vento!
Mirco Mascotto
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