Nell’articolo pubblicato sul numero di Marzo 2025, abbiamo esaminato le prime, semplici regolazioni della randa, il cui scopo è quello di conferire velocemente alla vela una buona efficienza.

Approfondiamo adesso il tema precisando che più si diventa ‘chirurgici’ nelle regolazioni più la barca ci dimostrerà di apprezzare il nostro operato andando più veloce e, soprattutto, navigando in modo più confortevole ed equilibrato.

Quali sono le manovre e, più in generale, le parti della nostra barca sulle quali intervenire? Purtroppo l’elenco è lungo: drizza, scotta, tesabase, vang, albero, sartie volanti (se presenti), cunningham, trasto, paterazzo etc.

Con riferimento a Vang e Trasto, al fine di evitare ripetizioni, vi invito a dare un’occhiata  ai numeri di Maggio 2019 e Dicembre 2023 del nostro Giornalino.

Il Cunningham è poco utilizzato e talvolta, soprattutto nelle rande meno recenti, non è più presente. La funzione di questa manovra è quella di eliminare il grasso alla base della randa: sul lato di inferitura, qualche decimetro sopra il punto di mura (dipende dalle dimensioni della vela), è presente una brancarella (simile a quella delle mani di terzaroli) dentro la quale si fa passare una cima che, se opportunamente tesata, abbassa la brancarella avvicinandola al punto di mura, modificando la forma della base e riducendo la tela in eccesso.

E’ (o dovrebbe essere) la regolazione che si utilizza quando il vento rinfresca, prima di prendere i terzaroli. Si tratta di una sorta di caricabasso e talvolta, sulle rande di grandi dimensioni, è assistito da un paranco che riduce lo sforzo di chi deve eseguire la manovra, per effetto della quale il centro velico della randa è meno spostato sottovento e lo sbandamento della barca si riduce.

La regola generale è questa: quando il vento è poco la randa deve essere “grassa” per generare più portanza. Con il vento fresco la randa dovrà progressivamente “dimagrire”: questo risultato si ottiene cazzando la drizza (vedi sotto)  ed il tesabase, quindi spostando il punto dove e fissata la manovra versa la varea del boma: la forma verrà modificata in modo significativo e ben visibile, la vela sarà meno potente ma il vento teso ci fornirà ugualmente la spinta necessaria per andare veloci.

Agendo sulla drizza si ottiene anche un altro effetto: cazzandola, il grasso della randa si sposta verso prua, lascandola si sposta verso poppa. Per ottimizzare l’efficienza aerodinamica, il grasso dovrebbe essere sempre leggermente a pruavia del centro velico della vela (Cv), ma non troppo vicino all’inferitura, zona nella quale il profillo dell’albero genera inevitabilmente delle turbolenze. Se la drizza è troppo lascata, il grasso  si sposta verso poppa, la vela perde efficienza aerodinamica, la barca diventa più orziera e tende a sbandare di più.

Se l’albero lo consente (flessibilità) possiamo modificare la forma della randa agendo sulla tensione del paterazzo; questa regolazione è più efficace se l’armo è frazionato, quindi se la vela di prua non arriva in testa d’albero. Cazzando, l’albero “spancia” verso prua, quindi la corda aumenta, la freccia diminuisce e la randa diventa più magra. Lascando, avverrà l’esatto contrario e la randa diventa più grassa.

Con vento teso, cazzando il paterazzo otteniamo anche un altro effetto “virtuoso”: la parte superiore della randa si “apre”, perdiamo sicuramente un po’ di spinta ma la barca riduce lo sbandamento e, con ogni probabilità, naviga più veloce… (segue)

Buon Vento!

Mirco Mascotto