Forse è nell’umana natura cercare di andare oltre i limiti, alla continua ricerca di nuovi strabilianti obiettivi da raggiungere e superare. Certo, si potrebbe obiettare che il progresso trovi proprio in questo anelito la spinta necessaria per dispiegare tutta le potenzialità, ma ricondurre il tutto alla pura sete di nuove conoscenze e conquiste sarebbe da ingenui.
La prestazione, il record, l’impresa (o quantomeno la ricerca di tutto questo), sono oggi le premesse non negoziabili per ottenere visibilità, risonanza social e… sponsorizzazioni. Per carità, niente di male ma, personalmente, ritengo che questo tipo di approccio sia distante miglia e miglia dalla mia idea, che so essere condivisa da molti Paterazziani, dell’andare per mare in sicurezza, con la tranquillità che consenta di approfondire la conoscenza di luoghi e persone, a cominciare dai propri compagni di equipaggio.
Il caso di Maserati è emblematico: due barche (prima un monoscafo poi un trimarano), affidate ad una leggenda vivente della nostra vela oceanica come Giovanni Soldini, concepite e realizzate per infrangere record dopo record, da quello fortemente evocativo della Rotta del Tè (da Hong-Kong a Londra) sulle orme dei leggendari Clipper, fino alla meno affascinante tratta da San Remo a Tolone, tragitto per il quale non sapevo nemmeno che qualcuno si fosse perso la briga di registrare ufficialmente le “imprese” di coloro che, in tempi diversi, hanno dato vita a numerosi tentativi.
Un armatore competente ed appassionato (John Elkann) ed uno skipper di primordine (il già citato Giovanni Soldini) hanno dato lustro ad un progetto volto a valorizzare un brand prestigioso, sinonimo di potenza, velocità e bellezza.
Dalla fine del 2024 Maserati è a terra e la sponsorizzazione non è stata rinnovata, anche perché John Elkann e Giovanni Soldini hanno tenuto a battesimo un nuovo, prestigioso progetto basato su una super-barca che correrà promuovendo il brand italiano più conosciuto ed amato nel mondo: Ferrari!

Foto dal Giornale della vela
Accanto ad iniziative di dimensione sovranazionale come questa, prolificano tentativi più o meno curiosi, in qualche caso bizzarri, talvolta decisamente sgangherati. Nelle scorse settimane il lituano Aurima Mockus è stato tratto in salvo da una nave della Marina Australiana; era partito da San Diego (California) lo scorso 15 Ottobre con l’obiettivo di arrivare a Brisbane (Australia), percorrendo 6.500 miglia a bordo della sua barca a remi.
Ovviamente si trattava di battere un record stabilito in precedenza non so da chi. A poche centinaia di miglia dall’arrivo è stato investito in pieno dal ciclone Alfred, con venti fino a 60 nodi ed onde alte oltre 9 metri. Il leggerissimo guscio di vetroresina su cui navigava è stato rovesciato una trentina di volte. Dopo tre giorni nella tempesta ha deciso di chiamare i soccorsi che sono arrivati sul posto in poche ore. In quelle condizioni estreme i marinai australiani hanno corso rischi di cui avrebbero fatto volentieri a meno.
Appena issato a bordo l’ineffabile Aurima Mochus ha dichiarato di essersi sentito “come un gatto in una lavatrice”. Ha inoltre ribadito di voler ritentare l’impresa in futuro. Sommessamente mi chiedo: ma è proprio necessario?


Buon Vento!
Mirco Mascotto
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