Testa, cuore e pancia: chi altri come i soci de Il Paterazzo riescono a tenere assieme queste tre condizioni dell’umano?
Riconosco nei soci de “Il Paterazzo” una unicità che in ogni occasione pubblica trovo modo di sottolineare, perché non è scontata. Sapevo che prima o poi ne avrei scritto sul giornale associativo, ma più volte ho rimandato l’appuntamento.
Mi serviva un “gancio” che in realtà non cercavo, complice il tempo…
Il gancio è però arrivato a dicembre nell’articolo “Attrazione… a mare” di Manuela Beverari dove è stata data evidenza allo “spirito” de “Il Paterazzo”.
Spirito in tutti i sensi, appunto, perché non visibile ma sperimentabile nelle tre diverse socialità umane che fanno pienamente parte della vita della nostra associazione velica.
Ecco allora perché c’è lo spirito della “testa” con una disciplina ed una tecnica rigorosa dell’andare a vela che non è fine a sé stessa ma è riconoscimento dell’armonia che si deve sperimentare nel vivere la natura a bordo di un mezzo creato dall’umano e che assieme all’umano sa stare nell’acqua e nel vento.
Ma c’è anche lo spirito del “cuore” dove, al di là dei ruoli, delle professioni e della vita privata, rende la vita associativa luogo di umanità e di condivisione che parte dalla passione per la vela ma che sa andare oltre.
C’è infine (ultimo ma non ultimo…) lo spirito rappresentato dalla “pancia”, con le varie occasioni non solo ufficiali, dove la dimensione umana trova la sua piena espressione nel fare festa con sempre qualcosa di pronto da mettere nel piatto e nel bicchiere.
Saper unire queste tre dimensioni è ciò che caratterizza la mutualità de “Il Paterazzo” che Manuela, con sorpresa, indica ancora presente dopo anni di sua assenza e che ritiene “fuori dal tempo”, non perché anacronistico, ma perché l’umano contemporaneo le ha un po’ perse per strada. Ma sappiamo bene che “Il Paterazzo” non è “fuori dal tempo” anzi, è testimone che sa dare significato al passato, al presente ed al futuro dell’umanità. Ed allora viva il Paterazzo!
Enrico Olioso
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