In questo ultimo articolo dedicato alle regolazioni della randa cercherò di sintetizzare quanto scritto nei mesi scorsi.

La premessa doverosa è che l’argomento non è affatto concluso perché, volendolo approfondire ulteriormente, sarebbe necessario aprire nuovi capitoli riguardanti, ad esempio, la tensione delle sartie che influisce sulla forma dell’albero e, conseguentemente, anche su quella della nostra randa. Se fossimo in regata, potremmo prendere in considerazione anche questa particolare messa a punto che, per alcune classi, non è ammessa.

Tuttavia, a quanto ricordo, in crociera non mi è mai capitato di vedere qualcuno all’opera sugli arridatoi. Eventualmente tali interventi si effettuano in porto, prima di partire e sono perlopiù volti a correggere eventuali deformazioni non desiderate dell’albero.

Come regola generale, facciamoci bastare quanto segue: navigando di bolina è normale che la sartia bassa sottovento sia  leggermente in bando per effetto della flessione laterale dell’albero che non deve, in ogni caso, essere eccessiva.

Ricapitolando, come in una sorta di Bignami, ecco cosa fare per ottenere rapidamente un’efficace regolazione della randa.

PUNTO UNO: quando issiamo la randa dobbiamo dare alla drizza la giusta tensione, quindi non devono esserci pieghe orizzontali lungo il  lato di inferitura (drizza troppo lascata) e nemmeno la contropiega (cannone) parallela all’albero (drizza troppo cazzata):

PUNTO DUE: andatura di bolina, prua stabile. Mettere a segno per prima la vela di prua utilizzando i filetti. Poi passare alla randa, lascando la scotta fino a quando la vela rifiuta lungo l’albero. Cazzare leggermente fino ad eliminare il rifiuto. Non continuare a cazzare perché rischiamo di mandare la vela in stallo.

PUNTO TRE: verificare i filetti della randa. Partendo dal basso, i primi tre devono essere orizzontali mentre il primo in alto deve restare orizzontale per qualche secondo per poi nascondersi sottovento, per poi tornare ad essere orizzontale, e così via. Per raggiungere questo risultato agire sulla tensione della scotta.

PUNTO QUATTRO: verificare l’inclinazione  delle stecche. Quella in alto dovrebbe essere più o meno parallela al boma.

PUNTO CINQUE: se il vento cala dobbiamo rendere la vela più grassa, lascando la drizza; se il vento è davvero molto debole sono ammesse piccolissime pieghe orizzontali lungo l’albero. Lascare anche il tesabase per aumentare la portanza della vela. Se necessario spostare il carrello del trasto sopravvento e lascare leggermente la scotta per evitare che il boma sia sopravvento all’asse longitudinale della barca.

PUNTO SEI: se il vento rinforza la randa deve essere più magra. Cazzare la drizza ed il tesabase; il carrello del trasto deve essere al centro; la portanza della vela diminuisce.

PUNTO SETTE: se il vento continua ad aumentare, oltre ad appiattire ulteriormente la vela (drizza + base) possiamo cazzare il paterazzo. In questo modo la testa d’albero si sposta verso poppa, l’albero assume una forma “a banana” e la randa dimagrisce. Inoltre la parte superiore della vela è più scarica. Come effetto collaterale positivo, aumenta la tensione dello strallo di prua e ne  diminuisce la catenaria, quindi anche  il fiocco sarà più magro

PUNTO OTTO: se tutto questo non bastasse, la barca fosse ancora troppo sbandata ed il timone troppo duro, prima di dare una mano di terzaroli possiamo scarrellare il trasto sottovento. La parte anteriore della randa viene sventata dal profilo dell’albero e quindi la vela è meno potente; la barca dovrebbe ridurre la propria inclinazione ed il timone diventare più morbido.

Se  la velocità del vento continua ad aumentare, forse è venuto il momento di ridurre la quantità di tela e prendere la prima mano di terzaroli… A proposito, è proprio di questo che parleremo nel prossimo numero.

Buon Vento!

Mirco Mascotto