Dopo il Moth, tutti i progettisti interessati alla navigazione su foil si orientarono verso i multiscafi; in particolare è giusto citare Hydropter, un trimarano che nel 2009 superò la velocità di 50 nodi e, qualche anno dopo, stabilì il nuovo record nella traversata tra San Francico e Honolulu, con punte di 55 nodi; per la prima volta una barca dotata di foil si cimentò in una lunga navigazione oceanica.
Tornando al contributo degli italiani nello sviluppo tecnologico e progettuale delle “barche volanti”, è fondamentale l’opera di Giovanni Belgrano, ingegnere italiano che collaborò a lungo con il Team New Zealand nella realizzazione del primo AC72, un catamarano di oltre 20 metri che con vento superiore ai 10 nodi si sollevava e navigava sui foil. Nel 2017, a Bermuda, conquistarono la Coppa America a bordo degli AC50, catamarani sui quali, per la prima volta, fecero la loro comparsa 4 cyclors, il cui compito era quello di produrre l’energia elettrica necessaria per far funzionare tutti i complicati meccanismi di governo e regolazione di queste barche ipertecnologiche.
I neozelandesi, freschi vincitori della coppa, in qualità di defender proposero per l’edizione successiva un ulteriore sviluppo dei multiscafi: Patrizio Bertelli, patron di Luna Rossa, si oppose fermamente rilanciando l’idea, poi risultata vincente, di una barca monoscafo dotata di foil. Dopo mesi di confronti i neozelandesi sottoposero a Bertelli il progetto dell’AC75 ed iniziò quindi una stretta collaborazione tra Team New Zealand e Luna Rossa che portò i due sindacati a condividere informazioni ed idee progettuali. Un anno prima di scendere in acqua per le regate, i due team decisero di andare ognuno per la propria strada, pur condividendo le regole di questa nuova “classe”. Gli altri sindacati furono costretti ad adeguarsi. Il vantaggio tecnologico di New Zealand e Luna Rossa fu evidente ed i due team si ritrovarono da rivali (leali) alla finale della 36^ America’s Cup, poi vinta dai kiwi.
Le barche dell’edizione 2024 della coppa sono abbastanza simili a quelle del 2021 anche se l’innovazione tecnologica ha avuto, in questi tre anni, un’ulteriore accelerazione al punto che, secondo gli esperti, le nuove imbarcazioni hanno target di velocità superiori mediamente del 10%. Questo in soli tre anni!
Su tutte le nuove barche i timonieri sono due ed ognuno rimane quindi nella propria postazione per tutta la durata della regata. Il timoniere che in quel momento non governa si occupa del volo, regolando l’assetto orizzontale. I componenti degli equipaggi sono otto (prima erano 11). Inoltre il timone, con la sua estremità a T rovesciata, contribuisce a far spiccare il volo alla barca, quindi il timoniere deve occuparsi anche della sua inclinazione in senso longitudinale. Niente paterazzo e niente boma. L’albero è alare e ruota in base all’andatura. Le due rande accoppiate devono “spazzare” la coperta alla ricerca dell’effetto parete, allo scopo di ridurre al minimo le turbolenze.
Niente bompresso, anche perché le barche sono velocissime e la componente del vento velocità (Vv) è talmente preponderante da generare un apparente (Va) molto orientato verso prua, quindi si naviga sempre di bolina (stretta o larga). Infatti le vele da andature portanti (spi, gennaker, code 0) non vengono utilizzate.
Il fiocco è autovirante e non sono previsti cambi di vela in regata (a quelle velocità sarebbe un suicidio), quindi la scelta di quale Jib utilizzare viene fatta prima della partenza in base alle condizioni del momento e alle previsioni meteo a brevissimo termine.
Il compito dei Trimmer, infine, è quello di regolare al meglio le vele sulla base delle indicazioni che vengono fornite dagli strumenti, utilizzando i vari meccanismi idraulici di bordo che funzionano grazie all’energia elettrica prodotta dai quattro Cyclors.
Insomma, quando all’inizio di questi due articoli ho affermato che di fronte a queste barche siamo tutti “neofiti”, penso di aver ben rappresentato la realtà. Ci rimangono lo stupore e la meraviglia al cospetto di queste barche che sembrano provenire da un pianeta alieno.
Confesso che, se mai ne avessi la possibilità, mi piacerebbe moltissimo indossare casco ed occhialoni per provare, anche una sola volta e per qualche minuto, l’ebbrezza di volare sull’acqua a 100 km/ora e forse vivrei le stesse contrastanti emozioni che si provano sulle attrazioni più adrenaliniche di Gardaland.
Nel frattempo mi dovrò “accontentare” di navigare con mia barca, cercando di sfruttare ogni refolo, nella speranza che un colpo di vento favorevole mi spinga alla folle velocità di sei nodi! Ad ognuno il suo …
Buon Vento! Mirco Mascotto


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