Continuando dal precedente articolo ora proviamo a prendere in considerazione le forze in gioco per capire la genesi della rotazione della barca.

Lo spostamento laterale sottovento del centro velico, dove idealmente si considera applicata la spinta/forza propulsiva Fp (componente di quella velica), e all’opposto sopravvento del centro di deriva, dove analogamente si applica la forza di resistenza all’avanzamento (Fra), generano due momenti di rotazione sincroni con perno sul centro di carena che inducono la barca alla rotazione come sotto schematizzato.

A questo punto il timoniere, per contrastare tale tendenza, ovviamente governa la barca per riportarla alla poggia e, se fortunato perché pronto di riflessi e sensibile ci può anche riuscire ma, se in ritardo, mantenendo la barra alla poggia con un angolo d’incidenza esagerato, perderà il flusso laminare sulla pala del timone e di conseguenza la portanza, e la pala del timone, ora in stallo, renderà totalmente inefficace la sua azione e la barca inevitabilmente straorzerà.

Cosa si può fare qualche istante prima dell’inevitabile?

Un esperto timoniere, grazie alla sua sensibilità, “sente” in anticipo che la barca sta per partire all’orza quindi, con un colpo deciso al timone la riporta alla poggia. Se ciò non bastasse è indubbio che insisterà con piccoli ma potenti colpi di barra alla poggia. Detti piccoli e ripetuti colpi di barra alla poggia servono a non far perdere portanza alla pala del timone come invece potrebbe accadere se tale manovra venisse compiuta con un unico colpo di timone come sopra descritto.

Molto spesso si riesce a recuperare bene.

Tuttavia, se tali ripetute manovre non subissero l’effetto voluto e la barca inizia a coricarsi sul lato sottovento, il tailer attento, che regola la scotta del gennaker/spy/fiocco/genoa, deve assolutamente lascare con decisione qualche metro di scotta fintanto che il timoniere non riesce a recuperare l’andatura alla poggia. Normalmente la manovra riesce bene anche grazie alla presenza del fiocco/genoa parzialmente avvolto. Non appena la barca tende a partire all’orza, questa vela, proporzionalmente alla superficie esposta, tende a riportarla alla poggia o, quantomeno, aiuta il timoniere a farlo!

Normalmente non accade nulla (anche perché, man mano che la barca va all’orza, le vele fileggiano e la barca rallenta la sua corsa) se non uno sforzo in più dell’attrezzatura, un relativo logorio delle vele, che rumorosamente, fileggiando, creando un po’ di tensione e sicuramente un lavoro in più per l’equipaggio.

Prossimamente parleremo della strapoggia, situazione piuttosto diversa!

Francesco Rancan