Nel secondo capitolo dedicato a questo argomento (Aprile 2021) posi la SICUREZZA al centro di tutte le nostre attività in qualità di Comandanti: in effetti ogni scelta ed ogni decisione non può prescindere da una valutazione preliminare, che potremmo riassumere in una semplice domanda: QUELLO CHE STO FACENDO E’ DAVVERO SICURO?

Spesso siamo portati a pensare che la sicurezza dipenda dalle capacità e dalla preparazione dell’equipaggio. Personalmente non sono di quest’idea: un equipaggio esperto e tosto ci consentirà navigazioni più lunghe e faticose, magari in notturna, ma il livello di “rischiosità” deve sempre mantenersi ben al di sotto della soglia di pericolo.

Tragedie, anche recenti, ci insegnano che sono proprio gli equipaggi più esperti che, sentendosi più preparati, sono portati ad esporsi a rischi più elevati compromettendo la sicurezza della navigazione; per analogia, non sono proprio gli sciatori più esperti che, sciando fuori pista, subiscono infortuni anche gravi oppure provocano involontariamente valanghe o slavine, mettendo a rischio l’incolumità propria e degli altri sciatori (soccorritori compresi)?

Per prima cosa consiglio un briefing con l’equipaggio, dedicato all’argomento: come ci si muove a bordo, quali sono i comportamenti “virtuosi” e quelli da evitare. Ognuno dovrebbe saper usare, anche in modo rudimentale, la radio di bordo. Fate qualche prova e qualche simulazione. Nel corso di questo briefing illustrate all’equipaggio il programma di navigazione ed il punto di approdo che avete previsto: nel caso vi sentiste poco bene qualcun altro potrebbe condurvi a destinazione.

Non sentitevi invincibili: qualche settimana fa sono stato messo fuori combattimento per quasi due ore da un attacco intestinale (tralascio i particolari): in quei momenti non sarei stato in grado di fare nulla. Per fortuna eravamo ancorati…ma se fossimo stati in navigazione?

Insegnate a tutti ad accendere il motore entrobordo e ad inserire marcia avanti e marcia indietro. Mostrate a tutti dove sono le prese a mare, come si chiudono e come si aprono. Se dovessero essere presenti oblò apribili a murata (speriamo di no!) ribadite a tutti l’importanza che siano tutti chiusi ermeticamente: all’ Elba, qualche anno fa, una barca affondò perché un oblò di questo tipo fu lasciato inavvertitamente aperto.

Assegnate ad ognuno un giubbotto salvagente, fatelo indossare e regolare a misura in modo da poterlo indossare rapidamente. Non abbiate paura di pronunciare la fatidica frase “indossiamo tutti i giubbotti salvagente!”: spiegate ai vostri compagni di avventura che questo ordine non significa che la barca stia per affondare… È invece un gesto di grande attenzione e rispetto nei loro confronti, e così deve essere vissuto da tutto l’equipaggio. Se il tempo volge al brutto meglio che tutti restino in pozzetto, protetti e riparati, uscendone soltanto indossando la cintura di sicurezza ombelicale: per questo compito scegliete il più esperto ed, auspicabilmente, agile. Si resta fuori dal pozzetto per il tempo strettamente necessario e poi si rientra.

Un’eventuale navigazione in notturna richiede qualche ulteriore precauzione, ma all’argomento vorrei dedicare uno dei prossimi articoli…

Buon Vento a tutti!

Mirco Mascotto