L’articolo pubblicato nel numero di Maggio 2021 si è soffermato, in particolare, sugli aspetti relativi alla pianificazione della navigazione, alla durata prevista e alla lunghezza delle tappe giornaliere, richiamando i “fattori” che possono influire sulle nostre scelte.

E’ venuto il momento di occuparci del mezzo che ci consentirà di navigare in sicurezza e, possibilmente, senza intoppi e senza inconvenienti tecnici: LA BARCA. A questo punto si impone una domanda: navigheremo su una barca di proprietà (nostra o di un amico armatore) oppure su una barca presa a noleggio?

E’ infatti evidente che nel secondo caso sarà ben poco quello che potremo fare in prima persona. Certo, un accurato CHECK-IN  ci consentirà di cominciare a conoscere quella che per qualche giorno sarà “la nostra barca” ma, per forza di cose, dovremo confidare nella serietà della società di charter, nell’accuratezza delle manutenzioni, nella cura degli utilizzatori che ci hanno preceduto a bordo ed anche … nella fortuna!

Tuttavia un  controllo preliminare appena saliti a bordo può senz’altro evitarci qualche brutta sorpresa in seguito. Nel tempo ho stilato una mia personalissima check-list che seguo pedissequamente quando mi capita di prendere in consegna una barca che non conosco: per prima cosa controllo le condizioni dell’opera morta: fiancate (graffi o segni dovuti a manovre errate), dritto di prua (sovente scrostato dalle marre dell’ancora ), specchio di poppa (non di rado rosicchiato da qualche ormeggio disinvolto). Se noto qualche problema particolare lo segnalo immediatamente. Qualche foto scattata con il telefonino non guasta.

A questo punto tocca alla COPERTA. Inizio controllando la battagliola: spesso i candelieri si muovono e qualche volta la base metallica a contatto con la coperta è crepata. Poi passo al sartiame, controllo che le coppiglie degli arridatoi siano al loro posto ed in buone condizioni. Mi è capitato in un paio di casi che ne mancasse una e l’ho fatta mettere immediatamente. Le sartie devono avere la giusta tensione, quindi non devono essere troppo tesate ma nemmeno eccessivamente lasche.

Senza scomodare strumenti (tensiometro) è buona noma che la tensione delle sartie alte e basse sia più o meno la stessa, anche per evitare di modificare eccessivamente la forma dell’albero.  Avvolgifiocco ed avvolgiranda (se c’è) devono ruotare bene, senza particolari intoppi. Ovviamente anche le vele devono essere esaminate attentamente, quindi vanno issate (o aperte) e controllate. La presenza di piccoli tagli, riparazioni, rattoppi e macchie “ostinate” deve essere prontamente segnalata e documentata con qualche foto. In Francia hanno tentato di farci pagare la riparazione dell’easy bag che era già danneggiato (con tanto di foro) all’atto della consegna.  

Girare la ruota del timone un paio di volte in senso orario ed antiorario: il circuito deve scorrere con regolarità e silenziosamente. Un rumore eccessivo, un cigolio o un movimento a strappi sono indice di attriti e, forse, di una mancata manutenzione: talvolta è sufficiente applicare un po’ di grasso marino al litio (quello bianco!) sulle funi del circuito a frenelli per risolvere il problema.

Il  salpancora merita un controllo particolare: innanzitutto per verificare che il motorino elettrico funzioni; poi per controllare il telecomando a filo i cui contatti sono spesso e volentieri ossidati. Tocca poi alla catena: quanti metri?  Su una barca di 40 piedi direi non meno di 30 e poi un bel po’ di tessile. E’ preferibile che  l’attacco all’interno del pozzo catena sia in tessile (vedi articoli sull’ancoraggio).

Luci di via (non si sa mai, potremmo dover navigare con il buio) e luce di fonda, per qualche romantica notte in rada, devono funzionare perfettamente!

Sulle barche a noleggio la dotazione di cavi è quasi sempre molto carente. Dobbiamo averne  quattro abbastanza lunghi per un eventuale ormeggio all’inglese (con tanto di doppio spring) o per portare una cima a terra se ci capitasse di  ancorarci in uno spazio angusto e di dover evitare il brandeggio. Lo stesso cavo da portare a terra potrebbe venir buono per dare fondo all’ancora di rispetto…a proposito è in dotazione? Se così non fosse chiedetela al noleggiatore.

Ultimo, ma non in ordine di importanza, il pilota automatico: accendetelo e, provatelo sul posto, +1,-1, +10, -10 . Se la ruota gira è probabile che “lo schiavo” sia a posto. Se la barca è equipaggiata con bow thurster (elica di prua) verificate il funzionamento ed i relativi movimenti laterali della prua…dopodiché, se siete molto capaci, potete anche dimenticarla. Se invece siete un po’ incerti, evitate di utilizzarla ed approfittate dell’occasione per fare un po’ di esercizio nelle manovre a motore. Fino a qualche anno fa l’elica di prua era una rarità, presente solo su barche molto lunghe, eppure si manovrava lo stesso!

Prima di andare oltre bisogna provare per bene il motore, croce e delizia di tutti i velisti (e non solo). Accertarsi di aver compreso bene come si accende e, soprattutto, COME SI SPEGNE: su quelli di ultima generazione è sufficiente girare la chiave di accensione in senso antiorario. Fino a qualche anno fa era anche necessario tirare il pomello che interrompeva l’alimentazione del carburante. Controllare il colore del fumo di scarico e, soprattutto, che assieme al fumo esca anche acqua di mare nella giusta quantità. Per un esame più approfondito dovremo andare sottocoperta quindi, almeno per ora, rimandiamo.

Limitiamoci a prendere nota delle ore-motore e riportiamole nel giornale di bordo. Se vi dovesse capitare di non riuscire a fare il pieno prima della riconsegna della barca, potrete accordarvi con il noleggiatore su un consumo presunto in base alle ore di reale utilizzo…in ogni caso vi fregheranno sul consumo orario, ma è sempre meglio che non avere la minima idea di quante ore di motore avete fatto. I motori entrobordo recenti, con una potenza compresa tra i 25 ed 35 Cv, se utilizzati a velocità di crociera (2100/2200 giri al minuto) hanno un consumo “reale”  stimabile  tra 2,2 e 2,5 litri/ora ed è su queste basi che dovrete intavolare un’eventuale “trattativa” con il noleggiatore.

Visto che siamo in tema di motori, un’occhiatina al fuoribordo del tender non fa male. Accendetelo. Provatelo per qualche secondo per sentire come “gira” e poi spegnetelo …  prima che grippi! Se il tender è operativo (quindi bello gonfio) bene. Se è nascosto in qualche gavone, ripromettiamoci di gonfiarlo e provarlo prima di mollare gli ormeggi.

Siamo pronti per andare SOTTO COPERTA!

Buon Vento a tutti!

Mirco Mascotto