Il mese scorso il secondo articolo sul tema TERZAROLI si chiudeva con una domanda: meglio le manovre all’albero o rinviate in pozzetto? Va precisato che per manovre ci riferiamo ad amantiglio, drizza randa e borose.
Sul tema si sono sbizzarriti vari esperti di rigging, proponendo svariate soluzioni, non tutte brillanti e talvolta scarsamente efficaci. Qualche anno fa noleggiai una barca al Marina di Salivoli; se non ricordo male si trattava di un Oceanis Beneteau sul quale era montata una randa tradizionale con quattro stecche.
Al fine di poter ridurre senza uscire dal pozzetto, era stato creato un circuito nel quale la borosa partiva dalla varea del boma, saliva lungo la balumina fino all’altezza della prima mano, scorreva in un bozzello incollato al tessuto per poi dirigersi verso l’albero, dove un altro bozzello la deviava verso un terzo bozzello ai piedi dell’albero, per poi arrivare nei pressi di un winch posto sulla tuga.
Una manovra (anch’essa rinviata in pozzetto) consentiva di tirare verso il basso l’inferitura della randa (un po’ come avviene con il cunningham), senza bisogno di inferire la brancarella sul collo d’oca (corno di trozza).
Tutto bellissimo! Certo, a parte il fatto che i vari circuiti scorrevano con grande fatica e che prendere la prima mano richiese quasi 10 minuti. Inoltre uno di noi dovette uscire dal pozzetto ed andare all’albero per “aiutare” lo scorrimento del circuito delle borose. Sono certo che non fummo gli unici ad incontrare seri problemi perché, da allora, non mi è più accaduto di imbattermi in una soluzione di questo genere.
E’ quindi inevitabile che un membro dell’equipaggio vada all’albero. Sulle barche meno recenti tutte le manovre coinvolte (tranne la scotta della randa) sono all’albero, quindi facilmente utilizzabili ed è possibile cazzare l’amantiglio, lascare la drizza della randa, incocciare la brancarella della prima mano, cazzare la drizza e la borosa lascare l’amantiglio.
Chi è rimasto in pozzetto dovrà preoccuparsi soltanto di lascare e poi cazzare la scotta della randa. Se la posizione delle manovre lo consente, potrebbe essere il timoniere stesso ad occuparsi sia del timone che della scotta randa. In questo caso la presa di terzaroli può essere eseguita da due persone.
Probabilmente, soprattutto sulle barche più moderne, le borose, la drizza della randa e l’amantiglio potrebbero essere rinviati in pozzetto, quindi chi va all’albero deve limitarsi ad incocciare la brancarella sul corno di trozza.
In questo caso è necessario un terzo membro dell’equipaggio e la manovra, per riuscire bene e velocemente, richiede intesa e coordinazione tra chi lavora all’albero e chi sta in pozzetto. La presenza di una terza persona dispenserà il timoniere dal doversi occupare anche della scotta randa il che, in presenza di condizioni meteomarine difficili, potrebbe essere un notevole vantaggio.
In ogni caso, soprattutto su barche a noleggio, la presa dei terzaroli va provata e simulata in condizioni di poco vento, proprio per ricercare l’intesa necessaria ed affinare gli automatismi che ci consentiranno, in caso di necessità, di eseguire la manovra senza indecisioni ed incertezze.
Buon Vento!
Mirco Mascotto
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