Proprio mentre Fabrizio si apprestava a pubblicare il numero di Gennaio, Luna Rossa si è guadagnata l’accesso alla finale di Prada Cup infliggendo un perentorio 4 a 0 ad American Magic.  Senza nulla togliere ai meriti della barca italiana, va detto che gli statunitensi sono sembrati confusi e disorientati, quindi sin troppo arrendevoli.

L’incidente con tanto di scuffia da cui prende le mosse l’articolo che segue li ha costretti a riparare in tutta fretta i gravi danni allo scafo, mentre Luna Rossa ha potuto dedicare quel tempo a curare tutti i dettagli, ad affinare le regolazioni ed a migliorare il livello di comunicazione durante le manovre. Gli effetti di questo lavoro sono evidenti: la barca italiana non ha più sbagliato una partenza ed ha “volato” stabile e veloce.

Adesso viene il bello! Dal 13 Febbraio la barca inglese di Sir Ben  Asley ci attende nella finale di Prada Cup il cui vincitore andrà a contendere la “coppa con le grandi orecchie” ai padroni di casa (nonché detentori) neozelandesi. Buon vento a Luna Rossa!

Domenica 17 Gennaio 2021: sto godendomi la registrazione delle regate di America’s Cup che si sono svolte nella notte in Nuova Zelanda. Luna Rossa Prada Pirelli, dopo aver perso con gli inglesi, sta soffrendo contro gli statunitensi che sembrano avviati verso la vittoria.

Improvvisamente, dopo aver abbattuto attorno all’ultima boa, American Magic prende una raffica, sbanda sottovento e si solleva letteralmente dall’acqua per poi ricadere pesantemente, adagiata sulla murata di sinistra, con l’albero che inesorabilmente si inclina. In pochi secondi randa e fiocco sono in acqua e la barca scuffia: regata finita e vittoria per Prada che vola solitaria verso il traguardo.

Il vento fresco ha consentito un confronto sul filo dei 40 nodi, velocità quasi consuete per le barche volanti e del tutto inarrivabili per noi velisti “normali”. Non riesco neppure ad immaginare quali possano essere le sensazioni che un simile bolide a vela trasmetta, a quali sollecitazioni siano sottoposti uomini e materiali, a quanta tensione e concentrazione siano richieste agli equipaggi.

E’ come salire su una Formula Uno e pensare di poterla guidare come facciamo normalmente con l’automobile che abbiamo in garage. Sui social (ed anche su Bolina) si rincorrono le opinioni di coloro che si chiedono: POSSIAMO ANCORA CHIAMARLE BARCHE A VELA? Certo, qualche dubbio è giustificato: navigare è una cosa, volare sull’acqua è un altro paio di maniche. Per contro, si tratta pur sempre di manufatti che corrono sulle onde, sfruttando esclusivamente la pressione del vento sulle vele.

Siamo tutti abituati a considerare la navigazione a vela basandoci su un paradigma che queste nove barche sconvolgono: non hanno più la pinna di deriva quindi, quando non volano, scarrocciano scivolando lateralmente come saponette. Usano soltanto randa e fiocco perché corrono talmente veloci che anche con vento portante navigano SEMPRE con le vele cazzate come di bolina. Possiamo quindi scordarci spi e gennaker colorati! Quando si alzano sui foils sono agili e potenti mentre quando si adagiano sull’acqua ricordano tristemente un gabbiano con le ali intrise di petrolio che non riesca a spiccare il volo.

Qualcuno ne mette in dubbio la capacità di tenere il mare, ma queste sono barche estreme, concepite per correre in uno specchio d’acqua circoscritto e protetto…nessuno si sognerebbe di affrontare la Parigi-Dakar con la Mercedes di Luis Hamilton!
Proprio in queste settimane si sta svolgendo la Vendee Globe e anche le barche in testa a questo giro del mondo a vela utilizzano i foils, anche in condizioni di vento e mare molto impegnative; ho visto le immagini registrate a bordo di un Imoca con 35 nodi di vento, mare formato e…foils in acqua con una velocità di 38 kn!

L’aliscafo naviga utilizzando ali laterali sfruttando principi molto simili, ma nessuno mette in dubbio che si tratti di una nave a motore. Sollevare lo scafo dall’acqua, riducendo la “superficie bagnata”, consente di abbattere di circa 833 volte (!) la resistenza che la barca incontra nel suo moto di avanzamento: un metro cubo di aria pesa mediamente 1,2 chilogrammi, mentre un metro cubo di acqua ne pesa 1.000, quindi è evidente che spostare acqua e spostare aria non è la stessa cosa.

Inoltre, quando la barca vola, la sua parte immersa è ridotta alla sola superficie del flaps delle appendici (foils e timone), quindi la spinta generata dal vento viene utilizzata (quasi) totalmente per produrre velocità, mentre su una barca a dislocamento una parte molto consistente di questa energia serve per spostare (dislocare) l’acqua del mare.

Questo spiega perché queste barche volano, ma l’interrogativo che si è insinuato in molti di noi è un altro: IL FUTURO DELLA VELA DA DIPORTO SARA’ QUESTO ? Dovremo tutti imparare a navigare (volare) sui foils?

Non credo che nessuno abbia una risposta certa e definitiva. Immagino che il mondo delle regate ad alto livello non potrà non tenere conto di questa straordinaria evoluzione. Basti pensare che i nuovi FIGARO della Beneteau, barche fino a ieri abbastanza simili a quelle sulle quali navighiamo, nascono già con i foils, anche se in una versione tecnologicamente molto meno esasperata rispetto agli AC75 utilizzati in Coppa America.

Probabilmente le distanze tra il mondo delle regate più importanti e quello del diporto si allargheranno e potrà capitare di ritrovarci in mezzo al mare e di veder sfrecciare vicino a noi uno di questi mostri ad una velocità fino a ieri inimmaginabile.

Personalmente vado in barca con uno spirito diverso: la “lentezza” è parte integrante del navigare a vela, il tempo dedicato alla navigazione va assaporato, l’arrivo a destinazione deve essere conquistato minuto dopo minuto, ora dopo ora. Quando qualche “bolide volante” mi passerà vicino, ne saluterò l’equipaggio con un cenno della mano, magari alzando verso il cielo un calice di prosecco che potrò gustarmi senza fretta, alla folle velocità di 6 nodi…dopotutto il mare è grande e c’è posto per tutti.

Buon Vento!

Mirco Mascotto