Nel numero di marzo è stata descritto il fenomeno secondo il quale una barca non invelata alla deriva si dispone nell’intorno del traverso al vento. Una descrizione che partiva dall’evidenza del comportamento e che ha permesso di dedurre l’azione che lo determina.
In questa puntata analizziamo invece un altro fenomeno che si osserva più frequentemente all’ingresso di un porto, in particolare con barche che non dispongono di un motore pronto all’utilizzo ma che riescono comunque a muoversi. Il riferimento è alla modalità di far avanzare una barca facendola rollare. Lo avremo di certo notato in più di un’occasione.
Per comprendere il fenomeno la prima domanda che è giusto porsi è: perché rollando invece di avanzare la barca non sta ferma o non indietreggia?
Possiamo intuire che l’azione di avanzamento sia determinata dalla forma dello scafo ed in particolare dell’opera viva. Infatti la forma dello scafo, rollando, fa muovere un volume d’acqua che reagisce con una forza data dal principio di Archimede detta anche spinta di galleggiamento.
Il rollio quindi determina una spinta di galleggiamento generata dal volume di liquido spostato. L’analisi di questa spinta ci può aiutare a capire l’avanzamento che ne consegue.

Questa spinta va osservata nella sua posizione nello spazio e quindi sia secondo una sezione trasversale che secondo una sezione longitudinale dello scafo.
La sezione trasversale la conosciamo in quanto è quella che dà evidenza della componente verticale verso l’alto detta appunto di galleggiamento.
C’è poi una componente orizzontale verso il centro che però non ha una particolare influenza laterale essendo bilanciata dal rollio alternato destra-sinistra. Ad essere precisi questa componente orizzontale spinge lo scafo lateralmente, ma poi la stessa spinta è compensata nel verso opposto determinando quindi un’azione complessivamente nulla.

Analizziamo ora questa spinta secondo una sezione longitudinale dello scafo in particolare in prossimità della linea di galleggiamento essendo la posizione attorno al quale lo scafo rolla.

Notiamo che la sezione non è simmetrica. Dal baglio massimo verso prua si restringe progressivamente fino all’incrocio dei due bordi della sezione secondo un angolo di prua stretto che la rende affilata.
Guardando verso poppa invece la sezione si restringe andando a formare un angolo di poppa più aperto che la rende più tozza. La motivazione la conosciamo: l’angolo di prua è più affilato per favorire la penetrazione nell’acqua, l’angolo di poppa è più tozzo per favorire la stabilità dello scafo.
Se osserviamo la spinta che il rollìo determina su queste due diverse parti dello scafo possiamo notare una componente ortogonale all’asse longitudinale ed una componente parallela.

Come visto prima, la componente ortogonale determina una spinta laterale che si annulla all’interno del periodo di oscillazione destra-sinistra.
La componente parallela invece si comporta in modo diverso a seconda che sia verso prua o verso poppa. La parte verso prua presenta una componente assiale che si oppone all’avanzamento, la parte verso poppa invece presenta una componente assiale a favore dell’avanzamento.
Evidente quindi che, a seconda dell’intensità della componente parallela a prua ed a poppa, si determina una risultante che può favorire l’avanzamento o l’indietreggiamento.
Osservando la forma dello scafo risulta che la componente sulla parte a poppa ha una intensità maggiore grazie all’angolo di poppa più aperto e quindi la risultante è a favore dell’avanzamento. Non sono valori molto diversi tra di loro ma sufficienti comunque a determinare il movimento in avanti dello scafo.
Questa la conclusione che possiamo affermare a seguito dello studio presentato. Una conclusione che è dimostrata dall’evidenza che in effetti rollando, una barca tende ad avanzare.
Immagino che la prossima volta che vi troverete a dover far avanzare la barca in assenza di vento e di motore non avrete dubbi nel coordinare il movimento dell’equipaggio al fine di favorire il rollio dell’imbarcazione.
Ma questa non è l’unica modalità per far avanzare la barca in queste condizioni. Ed infatti nella prossima puntata analizzeremo l’effetto del fare “timonella”.
BV,
Enrico Olioso
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