Nei Porti e nei Marina italiani, contrariamente a quanto avviene in altri mari, si ormeggia di poppa. In passato ci siamo confrontati sui vantaggi dell’ormeggio di prua, ma lo scopo di questo articolo non è certo quello di riaprire vecchie discussioni, quindi… “che ormeggio di poppa sia”!
Esaminando (in base alle condizioni) le varie situazioni direi che se il vento soffia dalla banchina oppure spinge verso di essa, la manovra non presenta particolari problemi.
Se invece il vento è di traversia la cosa può essere un po’ più complicata, soprattutto se la nostra barca non è dotata di elica di prua (bow thruster).
L’eventuale presenza di una barca già ormeggiata sottovento è sicuramente di aiuto: il vento ci spinge verso di essa e la nostra barca si appoggia più o meno dolcemente. Possiamo quindi agire con relativa tranquillità per finalizzare la manovra, posizionando correttamente le due cime di poppa e quella di prua, recuperata tramite la trappa che, di norma, ci viene gentilmente passata per prima dall’ormeggiatore.
Se il posto barca sottovento è vuoto è certo che, in pochi secondi, la nostra prua “scadrà” sottovento e questo movimento indesiderato sarà tanto più veloce quanto più forte sarà il vento. L’ormeggiatore, imperterrito, continuerà a passarci per prima la trappa del cavo di prua e qualcuno del nostro equipaggio, munito di guanti da lavoro e mezzo marinaio (come un moderno Tritone), dopo averla afferrata dovrà correre verso prua come se non ci fosse un domani e dare volta alla galloccia.
Nel frattempo la prua sarà inesorabilmente scaduta sottovento ed a questo punto, o abbiamo un autentico Braccio di Ferro in equipaggio oppure dovremo inventarci qualcosa per tirare con forza il cavo di ormeggio e riportarlo nella posizione corretta rispetto al corpo morto. Per evitare inutili fatiche e strappi alla schiena, si può avvolgere il cavo sul barbotin del salpancore (dopo aver tolto la catena). Meglio non usare il motore entrobordo perché la trappa sarà probabilmente in tensione e potrebbe finire nell’elica.
Come spesso accade l’errore sta nell’approccio alla manovra: in questi casi bisogna chiedere all’ormeggiatore di passare per primo il cavo di poppa sopravvento. Probabilmente sarete bersaglio di uno sguardo interrogativo ma è bene insistere. A marcia avanti (dolcemente) mettere in tensione il cavo e, se necessario, aumentare il numero di giri del motore, con timone sopravvento: la prua si riporterà lentamente nella posizione corretta e, quando l’asse longitudinale della barca sarà di nuovo perpendicolare alla banchina, sempre a marcia inserita potremo posizionare gli altri cavi di ormeggio.
Quindi, nonostante la mia personale stima e simpatia nei confronti degli ormeggiatori, è utile ricordare che le valutazioni su come procedere nella manovra spettano al timoniere/skipper ed a nessun altro, per non dire della responsabilità per eventuali danni arrecati alle altre barche. Onori ed oneri.
Buon Vento!
Mirco Mascotto
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