Ogni tanto mi piace cercare le radici di talune usanze e, per caso, son capitato in quella che mi ha emozionato di più, la storia di nascita ed evoluzione delle nostre bandiere scovata nel sito “marina.difesa.it” e che riporto quasi integralmente.

Nel 1796 Napoleone, posto a comando dell’Esercito d’Italia, varcò le Alpi sconfiggendo l’esercito austriaco e quelli di tutti gli stati preunitari del centronord della penisola. Tra la fine di dicembre 1796 e l’inizio di gennaio 1797 si riunì a Reggio Emilia, allo scopo di costituire uno stato italiano unitario, il secondo Congresso dei rappresentanti di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emila dopo che il primo, tenutosi a Modena nell’ottobre del 1796 non aveva portato ad alcun risultato concreto.

Questa è la prima bandiera italiana adottata al congresso di Reggio Emilia del 1796.

Nel corso di quell’assemblea, fu deciso di adottare, per la neo repubblica italiana, un tricolore simile a quello francese, bandiera sotto la quale l’esercito di Napoleone era riuscito a sconfiggere gli eserciti avversari nell’Italia settentrionale. La solenne inaugurazione della bandiera del nuovo stato filo luglio del 1797, ma solo nel maggio del 1798 la Repubblica rese ufficiale, tramite un decreto, il tricolore quale bandiera del nuovo Stato. La vita del nuovo stato ebbe però vita breve: nel 1799 gli eserciti della coalizione europea rioccuparono infatti il paese costringendo Napoleone, nel frattempo divenuto Primo Console, a una nuova campagna d’Italia. Le bandiere della Repubblica italiana adottate il 20 agosto 1802. A sinistra la bandiera della Marina, a destra quella per l’Esercito e le fortezze. La seconda Repubblica Cisalpina ripristinò il tricolore quale bandiera nazionale nel dicembre 1801: nel gennaio successivo i 154 Deputati cisalpini, riuniti a Lione da Bonaparte, acclamarono la Repubblica italiana.

Molto di ciò che si faceva nella nuova Repubblica era speculare a quanto realizzato in Francia, e così quando là apparvero, fra le bandiere di combattimento, alcune con i tre colori disposti a disegni geometrici di diversa forma, anche i governanti italiani ritennero di doversi adeguare al nuovo stile, tanto che, il 20 agosto 1802, la bandiera dello Stato e quella della Marina, diverse soltanto nelle dimensioni, furono trasformate in un drappo rosso, caricato di una losanga bianca nella quale era inserito un rettangolo verde.

La bandiera rimase nella nuova forma fin quando la Repubblica si trasformò in Regno nel 1805.


Alla caduta di Napoleone gli austriaci tornarono in Italia imponendo nuovamente al Lombardo-Veneto la bandiera asburgica. Dopo la restaurazione il tricolore, divenuto ormai simbolo della nazionalità negata, tornò brevemente a sventolare nei moti del 1821 in Piemonte ad Alessandria, a Napoli e nelle Province unite italiane nel ’31, nelle sollevazioni in Sicilia e in Abruzzo, rispettivamente nel ’37 e nel ’41, e di nuovo nel ’44-45, durante i falliti tentativi insurrezionali nel Bolognese e dei fratelli Bandiera in Calabria.

Il 23 marzo del 1848 Carlo Alberto di Savoia, sceso in campo contro gli austriaci insieme all’Italia insorta, scelse come vessillo delle proprie truppe “lo scudo Savoia sovrapposto alla bandiera italiana” che, invariato nel corso del Risorgimento, diventò, nel 1861, la bandiera nazionale del nuovo Regno d’Italia.

Questa la bandiera navale adottata con il R. Decreto. dell’11 aprile 1848

L’11 aprile dello stesso anno, il Re concesse poi alle navi da guerra d’inalberare bandiera nazionale tricolore con un apposito decreto:

DECRETO

Carlo Alberto, per grazia di Dio Re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme, Duca di Savoia, di Genova, Principe di Piemonte Volendo che la stessa bandiera che, qual simbolo dell’unione italiana, sventola sulle schiere da noi guidate a liberare il sacro suolo d’Italia, sia inalberata sulle nostre navi da guerra e su quelle della marineria mercantile;

Sentito il parere del nostro Consiglio dei Ministri;

Abbiamo ordinato ed ordiniamo:

Le nostre navi da guerra e le navi della nostra marineria mercantile inalbereranno, qual bandiera nazionale, la bandiera tricolore italiana (verde, bianco e rosso) collo Scudo di Savoia al centro. Lo scudo sarà sormontato da una corona per le navi da guerra.

Il presidente del nostro Consiglio dei Ministri, incaricato del portafoglio della Guerra e Marina, è incaricato della esecuzione del presente.

Dal nostro Quartier generale a Volta, l’11 aprile 1848.

Carlo Alberto».

Nel 1947, in seguito alla mutata forma dello Stato conseguente all’esito del referendum istituzionale del giugno dell’anno precedente, la bandiera nazionale perse al centro della striscia di colore bianco lo scudo dei Savoia.

Conseguentemente, con il decreto legislativo del 9 novembre n. 1305, fu istituita la nuova bandiera navale sia per la Marina Mercantile che per quella Militare:

«IL CAPO PROVVISORIO DELLO STATO

Vista. la legge 24 dicembre 1925, n. 2264;

Visto il decreto legislativo Presidenziale 19 giugno 1946, n. 1;

Visto …. (omissis)

Sulla. Proposta del Ministro per la difesa, di concerto con il Ministro per la Marina mercantile;

HA SANZIONATO E PROMULGA:

Art. 1.

è istituita per la Marina Militare e per la Marina Mercantile una bandiera navale conforme ai modelli risultanti dalla tavola annessa al presente decreto, firmato dai Ministri per la difesa e per la marina mercantile.

Per la Marina. Militare, la bandiera navale è costituita dal tricolore italiano, caricato, al centro della banda bianca, dall’emblema araldico della Marina Militare, rappresentante in quattro parti gli stemmi delle Repubbliche marinare (Venezia-Pisa-Genova-Amalfi) e sormontata da una corona turrita e rostrata.

Per la Marina Mercantile, la bandiera navale è costituita dal tricolore italiano, caricato, al centro della banda bianca, dallo stemma araldico indicato nel precedente comma, senza corona turrita e rostrata, e con il Leone di San Marco con libro, anziché con spada.

Bandiera della Marina Militare istituita nel 1947
Bandiera della Marina Mercantile istituita nel 1947

Art. 2.

Il presente decreto entra in vigore nel giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare come legge dello Stato.

Dato a Roma, addì 9 novembre 1947

F.to

DE NICOLA.

Bandiera dei natanti e mezzi in servizio governativo

Dopo qualche decennio è stata aggiunta la quarta bandiera nazionale dell’Italia con Legge n. 321 del 24 ottobre 2003, che ratificava un memorandum fra il Ministero della Difesa e la NATO. Questa istituiva il “Registro delle navi e galleggianti in servizio governativo non commerciale” presso il Ministero della Difesa, assegnando a questi natanti “… la bandiera nazionale costituita dal tricolore italiano caricato al centro della banda bianca dell’emblema araldico della Repubblica Italiana”.

Nel successivo Decreto del Presidente della Repubblica n. 300 del 28 novembre 2005 si specificava che le navi erano quelle delle amministrazioni dello Stato quali Polizia (di Stato e Penitenziaria), Vigili del Fuoco, protezione ambientale, ricerche marine, ecc. ed inoltre definiva le caratteristiche essenziali della nuova bandiera.

È infine da notare che, storicamente, i tre colori della bandiera italiana non avevano avuto una definizione cromatica precisa, rimanendo individuati genericamente quali: verde come l’erba, bianco come la neve e rosso come il sangue. A colmare questa mancanza hanno provveduto due circolari della Presidenza del Consiglio dei Ministri negli anni 2002 e 2003, sostituite da una terza del 2 giugno 2004, poi confermata dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 aprile 2006, che stabilisce le caratteristiche cromatiche del tricolore nei colori: verde felce (Pantone tessile 17-6153 TCX), bianco acceso (Pantone tessile 11-0601 TCX) e rosso scarlatto (Pantone tessile 18-1662 TCX).

Successivamente nacquero etichette finalizzate al rispetto di tale vessillo e relative alla sua esposizione nonché usanze tramandate come, ad esempio, quella di bruciare il vessillo quando troppo logoro e non di gettarlo nei rifiuti quasi a sfiorarne il villipendio. A tal proposito, ad onor del vero, nel web vi è traccia di tale usanza solo per la bandiera americana per la quale è anche stabilito un protocollo particolare. Nulla per quella italiana. Ho fatto qualche ricerca presso l’Ufficio del cerimoniale di Stato e l’Uff. di gabinetto della Prefettura di Verona ma non risultano esistere protocolli particolari tuttavia, se qualche lettore volesse fare altre ricerche o saperne di più, sarebbe interessante venirne a conoscenza. Personalmente mi sono attivato per chiedere un’iniziativa finalizzata a dare una fine onorevole a quel vessillo ideato dai nostri illustri predecessori che ha onorevolmente rappresentato la Nazione Italiana in tutto il mondo.

A questa etichetta non sono nemmeno sfuggite, e anche giustamente, le dimensioni del vessillo che dovranno essere proporzionate a quelle dell’imbarcazione sul quali è issato. Seguirebbero anche altre “regole”, poco osservate oggi ma che distinguerebbero il marinaio di buona cultura, e che sono relative al luogo dove issarla e alla sua relativa altezza dal piano di coperta, ecc.

Non da ultimo, in navigazione, l’esposizione della bandiera nazionale è stata resa obbligatoria per le imbarcazioni e le navi da diporto iscritte nei registri, per i natanti è facoltativa poiché non iscritti. Il saluto con la bandiera è dovuto alle sole navi militari sia italiane che estere e si effettua ammainando fino a poco meno di metà drizza e mantenendola in tale posizione fino a che la nave militare non risponda al saluto. Quindi la si riporta a segno. Salutare altre imbarcazioni con l’uso di fischi o con colpi di sirena non è buon segno di civiltà marinara.

DIFFERENZE TRA BANDIERA MILITARE E MERCANTILE:

Lo stemma presente nella banda bianca non è sormontato dalla corona turrita e, il Leone di San Marco, regge un libro recante la frase latina «PAX TIBI MARCE EVANGELISTA MEVS» (Pace a te, Marco, mio evangelista) e non una spada”.

BV,

Francesco Rancan

Testi e informazioni dal sito: ‘marina.difesa.it’