In questo quarto articolo dedicato alla randa tratteremo un argomento fondamentale: le regolazioni. La doverosa premessa è che parlare delle regolazione delle vele è equivale a scoperchiare il classico Vaso di Pandora.
Per fortuna nel nostro caso, quel recipiente non contiene tutti i mali del mondo, ma solo una serie di conoscenze e di accorgimenti che fanno parte del bagaglio di ogni velista.
Poiché non siamo tutti uguali, il bagaglio può essere più o meno completo e dal suo contenuto dipenderà la nostra capacità di ottenere il meglio possibile dalla randa. Dobbiamo anche considerare che non tutte le rande sono uguali: ognuna è diversa per forma, foggia, taglio, materiale utilizzato, vetustà etc. In ogni caso, ma questo dovrebbe valere sempre quando si naviga a vela, il nostro compito è quello di cercare di tirare fuori il meglio da quello che abbiamo a disposizione, nella consapevolezza che una vela nuova, progettata con un SW di ultima generazione e realizzata in fibra di carbonio sarà, con ogni probabilità, molto più performante di un’onestissima randa in Dacron con qualche centinaia di miglia sul groppone.
Potremmo suddividere questo argomento in due grandi capitoli: regolazioni di base e regolazioni fini. Le prime ci consentono di intervenire con relativa semplicità per rendere la randa accettabilmente efficace in pochi secondi. Le regolazioni fini richiedono un po’ più di attenzione ai dettagli ed, inevitabilmente, richiedono molteplici interventi che coinvolgano, oltre alla vela in senso stretto, anche albero, vang , paterazzo, trasto etc.
Una prima considerazione riguarda la tensione della drizza e quello che dirò in seguito vale anche per la vela di prua, che non deve avere delle piccole pieghe orizzontali sul lato di inferitura (drizza poco cazzata) e non deve nemmeno presentare una contropiega verticale a forma di tubo, normalmente chiamata “cannone”, sempre in prossimità dell’inferitura (drizza troppo cazzata).
In condizioni di vento normali (né troppo forte né troppo debole), andatura di bolina larga o traverso, la prima vela da regolare è il genoa: il timoniere deve mantenere la direzione della prua stabile rispetto al vento e si regola la scotta mettendo a segno i filetti.
A questo punto, con il carrello del trasto al centro, si lasca la scotta della randa fino a quando il lato di inferitura rifiuta. All’apparire del rifiuto si smette di lascare e si incomincia piano piano a cazzare fino a quando tutta la superficie della randa è liscia ed uniforme. In questo modo abbiamo cazzato la randa al punto giusto e la vela non sarà troppo lasca ma nemmeno troppo cazzata, quindi non andrà in stallo (accade più spesso di quanto si pensi !). Attenzione, anche con rande di grandi dimensioni può bastare una variazione di pochi centimetri per ottenere una regolazione ottimale.
Siamo pronti per dedicare la nostra attenzione ai filetti della randa che sono fissati in corrispondenza delle stecche: i primi tre partendo dal basso dovrebbero rimanere orizzontali mentre il primo dall’alto dovrebbe essere anch’esso orizzontale ma, di tanto in tanto, “nascondersi” sottovento, con un movimento che in gergo si definisce “ciao, ciao”. Se rimane sempre orizzontale la vela va leggermente cazzata, se rimane sempre sottovento bisogna lascare mentre se rimane costantemente sopravvento è necessario cazzare.
Per effetto di questa regolazione dei filetti, unita alla giusta tensione della scotta, la prima stecca in alto dovrebbe essere parallela al boma, e la nostra randa assumere una buona forma oltre ad essere adeguatamente svergolata…
(segue nel prossimo numero)
Mirco Mascotto
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