Nel primo articolo dedicato a questo argomento mi sono soffermato sulle sensazioni e sulle emozioni che la NAVIGAZIONE NOTTURNA ci può regalare.
Poiché la nostra attenzione deve essere rivolta prioritariamente alla SICUREZZA, è indubbio che questo tipo di navigazione richieda accorgimenti e cautele particolari.
Un evento come l’Uomo a Mare è, per sua natura, di gestione complicata, generando apprensione ed agitazione: accade anche quando a finire in acqua è un parabordo scelto come strumento per un’esercitazione, figuriamoci se si tratta di un membro “in carne ed ossa” del nostro equipaggio!
Con il buio le probabilità di localizzare ed issare a bordo il malcapitato sono davvero molto esigue, soprattutto in presenza di condizioni meteomarine impegnative. L’imperativo è quindi EVITARE DI CADERE IN MARE!
Quali sono le misure preventive da adottare? Innanzitutto tutti coloro che non stanno sottocoperta devono indossare il giubbotto di salvataggio e rimanere, rigorosamente, in pozzetto. Nel caso si debba uscirne per muoversi in coperta, tale compito dovrà essere affidato ad un membro dell’equipaggio esperto. Durante l’uscita dal pozzetto è indispensabile utilizzare la cintura ombelicale e rimanere saldamente legati alla life-line. A tale proposito va detto che poche barche ne sono dotate (di solito si tratta di una coppia di “lasagne” larghe circa 4 cm, che corrono da poppa a prua sui due lati della coperta, ancorate a dei robusti golfari).
Se la life-line non è predisposta bisogna improvvisarla (prima di mettersi in navigazione) utilizzando dei cavi abbastanza lunghi e robusti (con un diametro non inferiore a 10/12 mm), fissati alle gallocce di poppa e di prua. Il cavo deve essere ben teso e non avere altri punti di ancoraggio alla coperta perché il moschettone dell’ombelicale deve poter scorrere liberamente lungo tutto il passavanti. A prua si va camminando sul lato sopravvento.
Chi esce dal pozzetto deve avere una piccola torcia elettrica (quelle “frontali sono ottime e lasciano le mani libere) ed un’altra sarà lasciata in pozzetto, a disposizione di chi governa, per controllare le vele, i filetti e quant’altro. Consiglio una torcia di profondità che potrà tornare utilissima anche in prossimità della costa, per individuare eventuali ostacoli, gavitelli etc. Se il mare è mosso anche il timoniere deve avere l’ombelicale e legarsi ad un golfare.
E’ bene organizzare dei turni di guardia ed alle manovre devono restare almeno due persone. Un turno non deve durare più di due ore per evitare affaticamento e colpi di sonno. Se, per ipotesi, l’equipaggio fosse composto da 6 persone di cui tre più esperte, queste ultime fungeranno da capoturno.
Ecco un esempio, ipotizzando di cominciare alle 23,00: primo turno 23,00-01,00, secondo turno dalle 01,00 alle 03,00, terzo dalle 03,00 alle 05,00 e poi si ricomincia fino a quando, con la luce del sole, si torna ad una navigazione diurna. Chi è a fine turno, dieci minuti prima dell’orario prestabilito, deve svegliare coloro che dovranno subentrare : quei dieci minuti servono per svegliarsi per bene, vestirsi, prepararsi e, soprattutto, per mettere un Punto Nave sulla carta nautica. Se siete di guardia e vi sentite ancora “svegli e freschi” evitate di farvi tentare dall’idea di prolungare il vostro turno, lasciando dormire quelli che dovrebbero sostituirvi: la stanchezza è subdola ed i colpi di sonno arrivano improvvisi ed inaspettati!
Il cambio della guardia deve essere effettuato gradualmente per consentire a chi subentra di abituarsi all’oscurità e di rendersi conto di come sta procedendo la navigazione. Chi sta per lasciare il timone deve informare su ogni fatto che sia rilevante ed attinente alla navigazione. Soltanto dopo questo minibreafing potrà rivolgere al subentrante la fatidica domanda: “Tutto chiaro, sei pronto?” La risposta affermativa sancirà il momento del passaggio di consegne. Nel prossimo articolo parleremo di quali sono i comportamenti virtuosi e quelli da evitare durante una navigazione notturna …
Buon Vento a tutti!
Mirco Mascotto
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