Neo marinai: pronti per la crociera scuola? Allora eccovi un argomento il cui uso pratico ben imparerete a bordo! Informazioni per l’uso del meno nobile, ma tra i più indispensabili accessori nautici.

Argomento forse poco elegante, ma di assoluta ed indiscussa utilità, per cui facciamo di necessità virtù!

Prima un po’ di storia.

Fino a qualche tempo fa, ma ancora oggi nelle barche più piccole, l’unico ausilio di bordo alle funzioni corporali era il bugliolo, il secchio dai mille usi da sempre presente su tutti i tipi di imbarcazione.

Un tempo, e su certe navi, l’alternativa era sporgersi direttamente in mare ma che, a causa del forte rollio di alcune (V. foto a fianco: un sommergibile) non era del tutto sicuro. Oppure e se presenti, bompressi e polene, venivano a volte usati per questi scopi di basso profilo.

Su navi di tonnellaggio superiore, per i marinai erano previste a prua delle strutture a sbalzo sull’acqua, talvolta semplici reti, a volte una sorta di piattaforma con fori sul calpestio, in rari casi anche con una sorta di seduta chiamata sembra “sedile di sollievo”. Tutte strutture che consentivano di scaricare direttamente in mare e venivano risciacquate dalle onde; posizionate a prua – non a caso il termine inglese per il bagno di bordo è “head”: testa – perché, navigando prevalentemente con vento in poppa, era la posizione migliore per allontanare i cattivi odori.

Invece, nelle grandi navi, il comandante e gli ufficiali di rango superiore, disponevano di buglioli posizionati in appositi armadietti nella propria cabina, che venivano svuotati e lavati dopo l’uso dai poveri attendenti. Le latrine degli altri ufficiali erano nei pressi del castello di poppa e, a differenza di quelle dei marinai, erano in strutture riparate da pioggia e mare mosso.

Oggi potrebbe essere usato quello chimico, anche lui con i suoi pro e contro, come lo stivaggio obbligatoriamente sicuro in navigazione, senza trascurare gli additivi chimici che si debbono necessariamente usare e che poi NON devono essere scaricati a mare!!!

Per il neo marinaio

Quando si pensano alle problematiche che in barca un neofita potrebbe incontrare, si pensa subito al mal di mare, alla sensazione di paura rispetto agli elementi scatenati, al vento che ruggisce, agli spruzzi di acqua salata, al pericolo delle manovre, alla barca che si inclina.

Giuste apprensioni, ma accanto a queste, l’argomento meno nobile e avventuroso, è quasi sempre dimenticato o non preso in considerazione ma che non è da sottovalutare ovvero la gestione a bordo del proprio intestino.

Mediamente nelle barche da diporto il concetto di privacy è un principio piuttosto interpretabile e a questo senso di spaesamento, che in alcuni casi diventa un vero e proprio blocco mentale e fisico, si deve aggiungere la gestione manuale del wc nautico che, pur rassicurante per similitudine con quello terrestre, presenta indubbie complicazioni per chi non l’ha mai usato.

Il wc nautico: come è fatto?

Parzialmente simile nell’estetica al fratello terrestre, pur continuando a non capirne la sua curiosa e illogica forma circolare unica nel suo genere, il wc nautico in realtà funziona in tutt’altro modo, perché risponde ad un progetto idraulico totalmente diverso: infatti l’acqua non scorre per caduta, bensì viene immessa a pressione nella fase di carico e aspirata per l’evacuazione nella fase di scarico attraverso l’azionamento di un’apposita pompa manuale a doppio effetto o elettrica.

Tutti pressoché simili i sistemi di carico e scarico, un lungo e alto collo d’oca collegato alla presa a mare di carico acqua che, passando abbondantemente al di sopra della linea di galleggiamento, serve a prevenire la possibilità di inondare accidentalmente la barca.
Sui sistemi di scarico invece è necessaria una distinzione, perché le barche immatricolate dopo il 2016, per normativa comunitaria, devono essere dotate di serbatoi di recupero delle acque nere.

Questa imposizione è doverosa nell’ottica della tutela dell’ambiente, anche se poi, a causa della quasi totale carenza di stazioni di aspirazione e smaltimento funzionanti nei porti e nei marina, si finisce prevalentemente per scaricare i liquami direttamente in mare. Ricordiamo che tale operazione deve avvenire almeno a tre miglia dalla costa.

Questi sistemi di recupero presentano, sul tubo di scarico, una valvola deviatore ad “Y” (V. esempi sotto) che permette di deviare lo scarico o nel serbatoio delle acque scure per essere successivamente aspirato da appositi servizi portuali, per la verità ancora poco diffusi, o direttamente a mare.

Esempio di schemi di funzionamento

Per WC normalmente usato fino a ieri

Per quelli dal 2016 in poi

… e come funziona. (Continua nel prossimo numero)

BV,

Francesco Rancan