Frequentando porticcioli turistici e marina, accade sovente di assistere all’entrata in porto di barche a vela ed alla successiva manovra di attracco.

Premesso che l’ormeggio deve essere preparato con cura e possibilmente eseguito a regola d’arte, il modo in cui questa manovra viene prima approcciata e poi condotta è fortemente indicativo dell’esperienza e della capacità del Comandante e dell’equipaggio tutto.

Un equipaggio esperto affronterà questa manovra in silenzio, pronto ad eseguire gli ordini del Comandante il quale valuterà la situazione, gli spazi di manovra, l’eventuale vento di traversia e poi sceglierà la soluzione migliore. Una ciurma poco avvezza sarà tutta riunita in coperta (limitando la visuale del timoniere!) ed ognuno si sentirà in diritto di dare il proprio consiglio, magari ad alta voce per farsi sentire meglio.

Risultato: nel primo caso un senso di ordine, sicurezza ed organizzazione, nel secondo frenesia, agitazione e scarsa padronanza. Con ogni probabilità nel primo caso la manovra riuscirà senza particolari problemi, nel secondo gli errori e le complicazioni saranno sempre in agguato.

Le relazioni tra noi umani sono regolate da convenzioni e regole non scritte le quali, nel loro complesso, contribuiscono ad orientare e guidare i nostri comportamenti. Questo vale anche per chi va per mare ed infatti esiste quello che viene definito il “galateo del mare”.

In tema di ormeggio, che cosa dice? Parecchie cose. Innanzitutto, quando entriamo in un porto è come se arrivassimo a casa d’altri. Non credo che andremmo a trovare qualcuno presentandoci in mutande! Un paio di pantaloncini ed una t-shirt sarebbero sufficienti, ma spesso le scelte in tema di abbigliamento sono molto discutibili. Quest’estate ho assistito all’ormeggio di una barca condotta da una coppia: l’uomo era al timone a petto nudo e la donna ha eseguito tutte le manovre…a petto nudo!

Prescindendo da ogni valutazione di ordine estetico ed evitando atteggiamenti moralistici, possiamo comunque affermare che, in questo caso, il galateo del mare è stato largamente disatteso. Personalmente sono forse un po’ esagerato quando chiedo ai miei compagni di navigazione di indossare almeno una maglietta quando, in pozzetto, ci si siede a tavola per il proverbiale piatto di spaghetti, ma da qui a manovrare senza reggiseno…

Le bitte sono spesso condivise con i cavi di ormeggio di altre imbarcazioni: in questo caso l’ultimo arrivato dovrebbe far passare il proprio cavo sotto a quello degli altri: la “ratio” di questa regola non scritta è quella di rendere agevole l’eventuale manovra di disormeggio ai nostri vicini. Se al vostro arrivo le condizioni sono impegnative, per prima cosa pensate alla sicurezza della vostra barca; in un secondo tempo, quando avrete finito di manovrare, potrete far passare i vostri cavi sotto a quelli delle altre barche arrivate prima di voi. Appena terminata la manovra spegnete il motore entrobordo così nessuno, nemmeno voi, sarà costretto a respirare il vostro fumo di scarico.

Esiste un “galateo” anche per chi sta in banchina: per prima cosa è buona norma evitare commenti sarcastici; offrite la Vostra collaborazione chiedendo al Comandate se ha bisogno della vostra assistenza; probabilmente il nuovo arrivato sarà ben contento di lanciarvi un cavo di ormeggio. Chiedete se preferisce che lo passiate a doppino oppure se dovete dare volta alla bitta (o all’anello).
Nel primo caso non ci sarà alcun problema, nel secondo, se sentirete pronunciare la fatidica frase “grazie, fai pure una gassa intorno all’anello”, è auspicabile che siate in grado di fare quello che vi è stato richiesto. In caso contrario… ALLENATEVI!!

Buon Vento a tutti!
Mirco Mascotto