Un paio di anni fa scrissi un articolo su un argomento che mi sta particolarmente a cuore: il rapporto (che potremmo definire sinergico) tra conoscenza teorica ed applicazione pratica. Spesso si alimenta, erroneamente, una sorta di dualismo tra questi due ambiti, come se fossero in contrapposizione.
Penso invece che si tratti delle due parti complementari della stessa mela e che, come in algebra, l’intero si ottenga sommando le due metà e non sottraendole tra loro.
Nella dinamica di apprendimento, vedo difficoltà diverse tra pratica e teoria: per la prima è necessario creare l’opportunità di andare in barca, dare disponibilità per uscite ludiche e/o regate, partecipare alle attività in acqua del Gruppo ed alle crociere di primavera ed autunno. Non tutti hanno il tempo per fare tutto, ma già svolgere qualcuna di queste attività sarebbe molto importante, cercando di evitare che tra un’uscita e l’altra, passi troppo tempo con il rischio di dover ricominciare daccapo ogni volta; sarebbe come se uno sciatore principiante andasse sulle piste due soli giorni l’anno, ad inizio ed a fine stagione: ogni volta si ricomincerebbe da zero o, ben che vada, da tre (Troisi docet!).
In ogni caso, trattandosi di cabinati, la navigazione è un rito collettivo che si vive e condivide in equipaggio e se questo aggiunge al tutto il piacere di stare insieme, è indubbio che organizzare un’uscita richieda un po’ di spirito di iniziativa e qualche w/app.
Altra cosa è invece dedicarsi alla lettura di qualche articolo, di un libro o di un manuale. Poiché tutto è lasciato alle motivazioni ed allo spirito di iniziativa personali può risultare addirittura più difficile trovare il tempo e la voglia di sfogliare qualche pagina. Accade quindi, non è una regola ma è più frequente di quanto si pensi, che con il conseguimento della tanto agognata Patente Nautica, dopo mesi di studio più o meno intenso per prepararsi all’esame, si manifesti una sorta di “rifiuto” nei confronti di tutto quello che possa ricordare un manuale di vela.
Eppure esiste una vastissima scelta ed ogni autore (di solito si tratta di un velista “navigato”) ha un suo personalissimo approccio, da quello più tecnico a quello più narrativo e gli argomenti che meritano un approfondimento sono davvero tantissimi. Basta una visita al Frangente di Antonio Penati per rendersi conto di quanto sia stato scritto ed, in definitiva, di quanto ci sia ancora da leggere.
Uso spesso la metafora dello “zaino della conoscenza” che abbiamo sulle spalle e che, giorno dopo giorno, riempiamo di nuove piccole scoperte, articoli di giornale che ci sono piaciuti, libri che ci hanno fatto capire cose nuove, racconti che ci hanno tenuti svegli.
L’importante è non pensare, con un po’ di presunzione, di sapere abbastanza e che in fondo non ci sia più niente da imparare; se lo zaino ci sembra troppo pieno, facciamo un po’ di ordine e riempiamolo ancor di più.
Buon Vento!
Mirco Mascotto
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