Da tempo inseguivamo il sogno di salire a bordo del Vespucci (si, rigorosamente ‘Il’ Vespucci…). L’occasione si presenta al rientro dal giro del mondo che ‘la nave più bella del mondo’ ha realizzato in 20 mesi – a partire dal luglio del 2023 – toccando 35 porti in 30 paesi di 5 continenti e doppiando i capi australi, compreso Capo Horn…
Al suo rientro in Italia, a marzo 2025, diverse erano le tappe previste nei principali porti della nostra penisola a partire da Trieste per arrivare a quella che è la ‘casa’ del Vespucci, La Spezia, dove l’attende un periodo di lavori in cantiere per le manutenzioni, non più rimandabili dopo due anni di navigazione.
Già dalla tappa di Trieste ci rendiamo conto di quanto sia difficile prenotare on line la visita all’Amerigo Vespucci. Le prenotazioni aprono senza preavviso e le disponibilità si esauriscono in poche ore. Scorrono via così i porti più vicini, Trieste, Venezia, Ancona… poi la tappe si spostano nei porti del sud e delle isole… Riprendiamo la ‘pesca all’aspetto’ a partire da Gaeta, poi Civitavecchia e infine Livorno!! Ci siamo, troviamo i posti, prenotiamo online e organizziamo in poche ore la trasferta. Il camper ci da libertà di movimento e… si parte!!
La visita è prevista per le 18.30, abbiamo tutto il tempo per sistemare il camper in un campeggio a sud della città e partire con un taxi alla volta di Livorno. La città ci accoglie da par suo, si sente che qui la marineria è di casa, a partire dall’austera struttura della Accademia Navale, al romantico affaccio sul mare della Terrazza Mascagni, alle imponenti strutture dei cantieri navali Azimut/Benetti – tra i più famosi al mondo – fino al suo grande porto, vocato al traffico merci e passeggeri... Più a nord l’elegante ‘Quartiere Venezia’, al quale non arriveremo se non per un rapido sguardo ai suoi primi lembi, noto per la rinascimentale Fortezza Nuova e per i suoi locali affacciati su canali che fungono da porto per le barche più piccole… Un quartiere nato per volontà di Lorenzo de’ Medici per essere una parte della ‘Città Ideale’, aperta a tutte le culture e costruita per essere un rifugio sicuro, grazie proprio ai suoi canali navigabili…
Ma ecco, al di sopra degli edifici che si affacciano sul porto e ne nascondono la vista dalla strada principale che lo costeggia, svettano due alberi, anzi tre, con le loro vele serrate sui pennoni. E’ lei, la regina del mare, che si annuncia e già ci conquista!
All’ingresso del porto ci attende una fila che sembra infinita, ma in realtà l’attesa non sarà lunga, le procedure di verifica e sicurezza vanno veloci e – una volta dentro l’area portuale – sul Vespucci si sale a gruppi di trenta / cinquanta persone alla volta.
La nave è ormeggiata in banchina sul fianco sinistro, quello attrezzato per accogliere la complessa struttura che consente l’imbarco ad autorità e a gruppi numerosi. L’atmosfera è quella di una festa, al cospetto di qualcosa che è molto più di un vascello, maestoso, elegante, intriso di affascinante bellezza. Sotto la sua murata si respira tutto lo spirito della Marineria. La storia, l’avventura, il senso del dovere che ritroveremo nel conversare con i marinai e gli ufficiali che ci attendono a bordo e che risponderanno con generosità e trasporto a tutte le domande e alle curiosità che esporremo.
Saliamo a bordo. Ci è subito chiaro che il significato di ogni oggetto, attrezzatura, dettaglio, struttura, va oltre il suo utilizzo e la sua funzione specifica: ogni singola parte della nave parla infatti di cura, di lavoro, di sudore, di competenza, di amore che devono essere profusi per mantenere tutto in perfetto stato, funzionante e ordinato.
I legni, gli ottoni, le attrezzature, le scialuppe di salvataggio, le innumerevoli manovre che contribuiscono alla stabilità degli alberi e alla gestione delle vele… Quale spettacolo! Siamo a testa in su, la bocca aperta. Ci imbattiamo quasi subito in uno dei tanti marinai addetti all’accoglienza, con il quale conversiamo per carpire qualche informazione. Quello che ne esce non sono solo dati, nomi o numeri freddi: quello che ci trasmette è il senso di appartenenza, lo spirito di squadra, di accoglienza e di aiuto reciproco che si estende a noi visitatori e ci abbraccia come fossimo familiari in visita al loro posto di lavoro, che ci mostrano con orgoglio, infinita riconoscenza e direi quasi con dolcezza.
Scorgiamo subito dopo il Comandante del Vespucci, Capitano di Vascello Giuseppe Lai, intento in una intervista televisiva nel settore poppiero. Sentiamo poco ma, conclusa l’intervista, il Comandante si porta verso il piccolo gruppo di visitatori che assisteva alla scena e di cui facciamo parte. Riusciamo a porgli a qualche domanda:
Visitatore: “Comandante, com’è andato il giro del mondo?“
Comandante: “È stata lunga, un’ esperienza bellissima… Per una persona, un marinaio a cui piace la vita di mare, fare il giro del mondo è il massimo cui puoi ambire.. E poi farlo qua sopra.!!… Ti cambia. Siamo – diciamo – gli stessi uomini, assomigliamo, abbiamo gli stessi nomi ma… “
Visitatore: “Ho un’amico francese che ha potuto visitare la nave a Dubai e sentire dire da un francese che questa è la nave più bella del mondo… Veramente Capitano, state facendo una cosa..! Voi magari non lo percepite…”
Comandante: “Mah, lo percepiamo in parte, perché siamo ancora dentro, siamo ancora impegnati nelle attività quotidiane che non ti danno la possibilità di allontanarti, è come quando tu hai un bel quadro però lo guardi da un centimetro di distanza, vedi quel centimetro quadrato non lo vedi tutto.. Quando avremo il tempo di allontanarci, lo vedremo tutto...”
Visitatore: Ci sono stati momenti problematici durante i due anni di navigazione o tutto è andato sempre liscio?
Comandante: “.. Quando stai in 400 su 80 metri, è già un problema, tutti i giorni c’è un problema. Poi lo gestisci, poi lo si fa, con le previsioni del tempo, con un po’ di organizzazione, si fa tutto. La sfida grossa è quella della convivenza, quella che c’hai in casa tutti i giorni, nell’ambiente lavorativo… Se uno pensa all’ambiente lavorativo e pensa a un ambiente … ‘confortevole, che ti ci trovi bene…: se l’ambiente è buono, non ti pesa nemmeno andare a lavorare, anzi ti diverti, ed è quello che siamo riusciti a realizzare.“
Visitatore: “Comandante, lei ha detto 400 uomini di equipaggio…”
Comandante: “…Con gli allievi, fino a 420…”
Visitatore: “Ma l’equipaggio minimo di questa nave?”
Comandante: “…L’equipaggio standard è di 250 persone, però arriviamo fino a 400-420 quando imbarchiamo gli allievi e i ricercatori..”
Visitatore: “E adesso, progetti futuri?”
Comandante: “...Si va a Genova per la fine del Giro del Mondo, poi una settimana a La Spezia per stare un po’ con la nostra gente, facciamo visite a bordo anche lì, poi il Vespucci andrà in cantiere e poi si vedrà, un po’ di mesi di manutenzione, che ci vogliono tutti quanti..”
Tutti noi. “Grazie Comandante!”
Comandante: “...Grazie a voi!”
Continuiamo il nostro giro sul ponte di coperta del Vespucci, non ci è permesso entrare sottocoperta o nella plancia di prora, al cui interno si intravvedono i sistemi di governo, con il timone elettro-idraulico e le girobussole. Nella stessa sala, si vede il sistema di governo manuale, che avviene su ben 4 ruote a caviglie, manovrate da due marinai ciascuno. Occorrono ben 4 giri completi per accostare di 1 grado…
Ad ogni passo, una meraviglia per gli occhi. Ai piedi degli alberi, tutte le manovre sono perfettamente allineate e fissate alle relative caviglie. Alzando lo sguardo, una ragnatela di cavi disegna perfette geometrie che contendono la vista al cielo aperto: quale complessità, quale armonia, quale sincronia di intenti, di comandi e di compiti perfettamente eseguiti deve richiedere il governo di questa nave! A piede d’albero come a 50 metri d’altezza, uno stuolo di uomini, ciascuno con il proprio ruolo e funzione, in navigazione esegue all’unisono ogni manovra.
Mentre ammiriamo tanta bellezza, ogni dettaglio parla dell’epopea della marineria, di un sapere che nasce con l’uomo e attraverso questo vascello si tramanda nella sua forma più alta… Una targa con lettere in bronzo cita Leonardo da Vinci: “Non chi comincia, ma quel che persevera”. E’ il motto del Vespucci, che ben descrive lo spirito che abbraccia tutto l’equipaggio.
La nostra visita volge al termine, dopo aver percorso il lato di dritta e ammirato l’impressionante albero di bompresso – a pieno titolo il quarto albero della nave – ci accingiamo a sbarcare dalla nave. Anche in questo ultimo saluto, ci accompagnano lo sguardo e il sorriso riconoscente e benevolo di nocchieri e marinai, mai stanchi – anche dopo le innumerevoli giornate come questa – nel ringraziare ogni visitatore con lo sguardo grato per l’affetto ricevuto in ogni angolo del mondo.
Grazie alla Nave Vespucci e al suo equipaggio per la magnifica esperienza. Percorriamo ancora una volta la banchina ed ammiriamo il bei colori delle murate e ancora l’elegante profilo della nave. Fra pochi anni compirà cent’anni, e sarà certamente un grande festa!!
Buon vento, Vespucci!!
Fabrizio Veronesi
I NUMERI DEL VESPUCCI
(Infografiche e sintesi dei contenuti che seguono sono tratti dal volume ‘NAVE VESPUCCI, Il mistero del tempo’ di Enrico Gurioli, ed. Marina Militare / Giunti. Su questo volume come sul sito https://tourvespucci.it/ – ora purtroppo anch’esso in manutenzione dopo il tour mondiale – chi ha piacere potrà trovare tutta la storia e le informazioni su Nave Amerigo Vespucci).

Il Vespucci viene costruito nei cantieri navali di Castellamare di Stabia, e il suo varo avviene il 22 febbraio del 1931, nello stesso giorno in cui, nel 1521 a Siviglia, morì il navigatore Amerigo Vespucci. E’ la sorella gemella di un’altra nave – la Cristoforo Colombo – varata sei anni prima con lo stesso compito di formare i marinai che diventeranno poi i protagonisti in tutti i gradi, nocchieri e ufficiali, della Regia Marina Militare. Il Colombo navigherà di concerto col Vespucci per diversi anni nei mari di tutto il mondo, ma avrà una sorte meno fortunata a seguito degli accordi fra i paesi vincitori della seconda guerra mondiale, che condannarono l’Italia a ridurre il proprio tonnellaggio navale e il Colombo ad essere ceduto ad una potenza vincitrice, la Russia. Finirà poi ridotto a nave trasporto e alla fine smantellato.
Il Vespucci è armato a nave con quattro alberi: trinchetto, maestra, mezzana e bompresso, tutti composti da tre tronchi (fuso maggiore, gabbia, alberetto) in acciaio rivestito in Douglas o Pitch-pine, per un’altezza massima sull’albero di maestra di 54 m sopra il galleggiamento. Il piano velico complessivo sviluppa 2.958 m², di cui il contributo maggiore proviene dalla vela di maestra “verga secca”, la più esterna e bassa, con 345 m². Il dislocamento è di 4.300 t; lunghezza dello scafo 82 m; larghezza 15.56 m; lunghezza fuori tutto (con bompresso) 101m; immersione 7,3m.
Le vele quadre armate su trinchetto, maestra e mezzana (eccezion fatta per il pennone di mezzana, anch’esso “verga secca”) sono triangolate su cavi di flocco e stralli, mentre le vele di straglio e fiocchi sono disposte in testa d’albero e prolungano la superficie velica verso prua. Il bompresso, lungo 18 m, accoglie fino a 5 fiocchi.
Le vele di taglio comprendono anche rande, trinchetti e vele auriche, mentre le vele aggiuntive come il “brengolino” e il “cappello di Dio” (vela triangolare armata sul terzo tronco del maestra) sono impiegate in condizioni specifiche. A queste si aggiunge la “civada” sul bompresso. Il sartiame fisso è composto da sartie, stralli, paterazzi, mentre quello corrente comprende drizze, scotte e amantigli.
Il piano velico è estremamente flessibile e può essere adattato in base alle condizioni meteo e all’addestramento dell’equipaggio. Alcune vele sono montate solo in particolari occasioni, a testimonianza del profondo legame tra tradizione e pratica marinaresca.
Il piano velico del Vespucci:


Andature a vela della Nave Vespucci:
Il Vespucci, come tutti i velieri a vele quadre, sfrutta al meglio il vento di traverso o di poppa, ma non può procedere direttamente controvento (cioè entro un angolo di circa 67,5° dalla direzione del vento).
Le principali andature sono:
- Bolina: navigazione stretta controvento (fino a 67,5°), richiede manovre complesse e rende difficile il governo della nave.
- Mezza nave o buon braccio: vento laterale, garantisce buon equilibrio tra portanza e stabilità; è un’andatura molto favorevole.
- Largo: vento al traverso, è l’andatura più efficiente per velocità e stabilità.
- Gran largo o giardinetto: vento da circa 150°, consente buona velocità ma con rischi di instabilità.
- Poppa o fil di ruota: vento da dietro, andatura instabile perché il timone perde efficacia; difficile governare la rotta.
Le prestazioni dipendono da vento e regolazioni delle vele: con 15–20 nodi di vento il Vespucci può superare i 10 nodi di velocità, un buon risultato per una nave a vela di tale stazza.
I SISTEMI PROPULSIVI
La nave scuola Amerigo Vespucci, simbolo della Marina Militare Italiana, è da sempre un esempio di innovazione e avanguardia anche dal punto di vista tecnico. Fin dal primo impianto motore, progettato e costruito da Ercole Marelli negli anni ’30, la Vespucci ha unito tradizione e progresso, adottando soluzioni sempre al passo con i tempi.
Nel corso dei decenni, la Vespucci ha attraversato importanti fasi di ammodernamento. Uno dei più significativi è stato quello del 1964, quando l’intero apparato motore fu sostituito con sistemi più compatti, efficienti e leggeri. Ma è tra il 2013 e il 2016, durante un’importante fase di lavori nota come “Ammodernamento di mezza vita”, che la nave ha vissuto una vera rivoluzione tecnologica.
Questi interventi hanno riguardato:
- la sostituzione completa dell’apparato propulsivo ed elettrico;
- l’installazione di nuovi sistemi di bordo;
- il rifacimento della macchina del timone e della linea d’assi;
- l’adozione di nuove tecnologie per migliorare l’efficienza energetica, la sicurezza e il controllo della nave.
NUOVI MOTORI PER NUOVE SFIDE
A bordo sono stati installati quattro generatori MTU di ultima generazione, che garantiscono una produzione di energia stabile a 380 volt, 50 Hz.:
- due da 1.200 kW (12 cilindri);
- due da 620 kW (8 cilindri).
Il sistema di propulsione si basa su un motore elettrico Ercole Marelli da 1.330 kW, alimentato da corrente continua e regolato da un sofisticato sistema elettronico (NIDEC-ASI) con variatori di frequenza, che consentono una trasmissione della potenza fluida e controllata, fino all’elica a 4 pale.
TECNOLOGIA AL SERVIZIO DELLA TRADIZIONE
Accanto all’apparato motore, sono stati aggiornati anche:
- i sistemi di telecomunicazione e navigazione;
- il controllo e il monitoraggio automatico della piattaforma;
- la gestione centralizzata dell’energia e della sicurezza.
Tutto questo consente oggi alla Vespucci di unire eleganza e tradizione marinara a tecnologie moderne, in grado di affrontare le sfide del futuro con rinnovata efficienza e affidabilità.
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