Molte barche di ultima generazione (multiscafi e monoscafi) hanno la cosiddetta prua inversa: il dritto di prua invece di essere inclinato verso poppa, ha un’inclinazione in senso opposto.
Come sempre, le mode influenzano le scelte progettuali ed anche l’evoluzione del senso estetico dei diportisti: oggi la prua tradizionale sa di “antico” mentre le prue delle barche “moderne” sono verticali o addirittura inverse.
Poiché i gusti sono del tutto soggettivi, anche se influenzabili ed influenzati da mode e tendenze, ognuno di noi può giudicare le nuove soluzioni in base ai propri gusti e decidere se la prua inversa piace o non piace.
Tuttavia sarebbe riduttivo affermare che questa soluzione progettuale sia da ricondurre esclusivamente a nuovi canoni estetici e stilistici. Va detto che, anche in questo caso, non si scopre niente di nuovo: durante la prima guerra mondiale, alcune unità della marina militare austro-ungarica (incrociatori e corazzate) solcavano minacciose l’Adriatico mettendo in bella mostra la loro prua inversa.
Quindi, al di là delle mode, è utile cercare di comprendere vantaggi e svantaggi di questa soluzione, soprattutto riferita alle barche a vela monoscafo. Fino a qualche anno fa le imbarcazioni erano più pesanti, con il baglio massimo più o meno a metà lunghezza e poppe molto più strette di quelle attuali. Avevano più superficie bagnata, quindi anche più resistenza all’avanzamento. Queste caratteristiche garantivano un passaggio morbido sull’onda che veniva cavalcata e l’acqua spostata (dislocata). Gli slanci di prua aiutavano a salire sull’onda ed erano quindi funzionali a questo comportamento della barca.
I progetti moderni mirano a ridurre sensibilmente innanzitutto il peso, grazie a progetti con l’utilizzo di software molto sofisticati che “limano” l’utilizzo di vetroresina per realizzare gli scafi. Per gli interni non si usa quasi più il legno massello ma materiali compositi e pannelli accoppiati e/o impiallacciati Inoltre si cerca di limitare la superficie bagnata con forme dello scafo molto piatte, con la poppa che rimane sollevata ed asciutta quando la barca è dritta per poi sdraiarsi sull’acqua a barca sbandata.
La prima conseguenza di tutto questo è un passaggio sull’onda molto più nervoso tant’è che spesso la barca “sbatte”. Per limitare questa tendenza si ricercano forme della prua che consentano di tagliare l’onda anziché cavalcarla. La prua inversa permette di perseguire questo obiettivo che viene efficacemente raggiunto, soprattutto con onda bassa.
Infine, quando la barca sbanda (bolina), la prua inversa allunga la lunghezza al galleggiamento, quindi anche il valore della velocità critica aumenta consentendo, almeno teoricamente, migliori prestazioni.
Tutto bene ? Non proprio! La prua inversa tende a non sollevarsi sulle onde le quali saliranno più spesso in coperta, quindi la navigazione bagnata sarà più frequente. Inoltre l’utilizzo dell’ancora richiederà più attenzione, proprio per non danneggiare lo scafo. A tale inconveniente (non da poco, soprattutto in crociera) si cerca di ovviare spostando il musone dell’ancora sul bompresso (quando c’è) che non potrà quindi più essere un semplice tubo in acciaio o carbonio (spesso telescopico), ma dovrà avere maggiori dimensioni, diventando una sorta di piccola delfiniera solidale allo scafo.
Come sempre un vantaggio si porta appresso una o più problematiche ed i progettisti sono costantemente alla ricerca di soluzioni di compromesso.
Buon Vento!
Mirco Mascotto
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