…E’ forse questo il destino di un cavaliere errante?..non so esattamente cosa mi abbia spinta a partire per la traversata Atlantica in barca a vela, ma di sicuro è un’esperienza che ho desiderato tantissimo e che voluto soltanto per me…

Volete provare ad ammazzare una madre di crepacuore? Prendete la sua fobia più grande e fatene la vostra passione. Mia madre riesce a sopportare l’idea di arrivare con l’acqua all’altezza della gola solo in vasca da bagno, immaginate cosa sia stato annunciale di voler affrontare 3000 miglia su un guscio di noce. La preparazione del bagaglio, avvenuta mentalmente durante tutto il mese, ma come sempre fisicamente assemblato la sera prima, è stata una parte per fortuna poco complicata,  negli anni abbastanza rodata. Ciò che davvero ho ritenuto necessario però sono stati:

  • cerata oceanica nuova smagliante (usata 2 volte)  di colore nero con cappuccio giallo fluo – ottima scelta se si vuole imitare Batman e scongiurare ogni aiuto da parte dell’equipaggio dopo una caduta in acqua. Invisibile anche a distanza di due metri… puoi annegare con la convinzione che comunque alla fine nero ‘sfina’;
  • Cinghia ombelicale – perché i veri supereroi in barca si legano
  • un kindle con 20 libri scelti ovviamente dalla copertina , 2 libri in forma cartacea nuovi e 1 da finire
  • un’ ampia playlist scaricata su Spotify
  • un tracker satellitare, con possibilità di inviare messaggi predefiniti, ma non di riceverne (per far capire a mammà il mio posto nel mondo)
  • una moleskine sulla quale appuntare i pensieri
  • una chiavetta usb con circa una quindicina di film

Dopo aver suddiviso le mie incombenze lavorative tra parenti e colleghi ,aver salutato a  due mani azienda, familiari e amici più cari, affidato le mie amate bestiole ad un catsitter, prendo armi e bagagli e parto alla volta di Tenerife. Arrivo a destinazione dopo più di 4 ore di volo la sera del 22 Novembre dove aspetto il mio nuovo compagno di avventura, Federico (un Federico ci vuole sempre in barca!) in arrivo da Roma.

Precedentemente lo skipper mi aveva annunciato che sarei stata l ‘unica donna a bordo e che sarei arrivata contemporaneamente ad uno dei partecipanti. Dopo qualche messaggio, ci accordiamo per condividere un mezzo che ci avrebbe accompagnati al Marina Atlantico dove era ormeggiata F.M. Riconosciutici dalle borse uguali e dalle espressioni, un misto di paura e gioia, raggiungiamo senza troppe chiacchiere la barca, scambiamo due parole con C. che ci destina alle nostre cabine e piombiamo subito in un sonno profondo.

Al mio risveglio scopro che già tutto l’equipaggio ha raggiunto la F.M. e con immensa gioia mi rendo  conto che da subito scatta un’affinità insolita e meravigliosa. Col senno di poi, so di per certo che non avrei potuto desiderare compagni di viaggio migliori. Compagni di viaggio alla partenza, una famiglia all’arrivo.

Meritano dunque una breve descrizione:

  • Paolo, partito per festeggiare il sessantesimo compleanno, fiorentino Doc, imprenditore e armatore di un nuovissimo Hanse 58.8, cercava l’avventura e l’ha decisamente trovata. Nominato ‘Commodoro’ dal primo giorno, è stato il collante ed elemento trainante del gruppo. Con la sua ironia e intelligenza, ha saputo gestire ogni situazione anche nei momenti di tensione. Le sua esperienza e le sue capacità lo hanno reso a tutti gli effetti il vero capitano della ciurma.
  • Armando, 59 anni,fiorentino di adozione ma napoletano di origine,  ingegnere e caro amico del Commodoro. Nominato il ‘Comandante’, è stato il tecnico dell’equipaggio, ha avuto la capacità di riaggiustare ogni giorno tutto ciò che andava letteralmente in pezzi, il tutto citando qui e là l’amato Totò.
  • Guido, 44 anni, milanese in trasferta al lago di Como. Giardiniere filosofo, lettore incallito, regatante da competizione. La testa calda del gruppo, solo le telefonate della nonna MP riuscivano a tranquillizzarlo. Ballava pericolosamente la notte in pozzetto tenendomi sveglia per paura di perderlo in acqua. L’unico ad aver sinceramente discusso con C. in navigazione. Applausi meritati.
  • Federico, 31 anni compiuti in navigazione, tenente e meteorologo dell’Aeronautica militare, laureato in fisica, pianista e amante della musica classica. Figlio di un magistrato, è stato trovato via radio anche in mezzo all’Atlantico dopo dieci giorni di navigazione, per  totale disinteresse nel far sapere a casa delle sue condizioni. Unico con me ad aver sofferto il mal di mare, nominato ‘The Cockpit man’ per non essere mai sceso in dinette a mangiare.

Una nota la devo anche allo skipper nonché armatore:

  • C. – lo skipper, 47 anni di Crema – figlio del mondo, nell’accezione di ‘scappato di casa’. Amante dell’intera filmografia di Fantozzi, ogni giorno la riguardava in loop. (ancora non mi è chiaro quanti film della serie siano stati girati). Non è mai riuscito a finire un lavoro dopo averlo iniziato , disordinato, usa lasciare ami da pesca sparsi sulle panche del pozzetto, forse per ricordare all’equipaggio che durante il turno di notte si sta svegli o forse perchè i piercing vanno di moda. In 19 giorni ha condiviso il pasto con il resto del gruppo solo le tre volte. Poco partecipativo, non si è mai veramente interessato del benessere dei suoi ‘ospiti’.

La sua figura mi ha seriamente fatto riflettere sul ruolo del comandante e sulle responsabilità nella gestione fisica e psicologica di un equipaggio.

Finite le presentazioni, ancora in pigiama, chiedo a C. il motivo dell’odore di carburante percepito durante la mia prima notte. Lui si giustifica dicendo di aver avuto un problema al serbatoio, ma che questo è stato sistemato da un meccanico nei giorni precedenti.

Pronti e carichi di energia chiediamo di poter dare una mano per cercare di finire le cose ancora da sistemare, ma siamo invitati a pensare alla cambusa. Senza nessuna indicazione che non fosse quella di spendere circa 700 euro al ‘Mercadona’ (non hanno evidentemente mai navigato con un veneto) ci accingiamo a raggiungere il supermercato e dopo tre ore tra le corsie ne usciamo, quasi soddisfatti, con sei carrelli stracolmi, che fortunatamente ci vengono recapitati direttamente in marina.

Nell’attesa della partenza, proviamo ad effettuare una sorta di check-in, momento in cui sorge la prima tensione. Lo skipper è evidentemente infastidito dalle nostre domande e dal nostro curiosare e risponde seccamente asserendo che la barca, a parte nell’aspetto, è pienamente in grado di affrontare la navigazione oceanica, avendo strumentazione nuova, vele ‘a posto’ e scafo controllato da un perito.

Sarà stata la voglia voglia assoluta di partire , un’incoscienza generalizzata, anche se non giustificata, ma a un certo punto ci siamo fidati e chiudendo evidentemente gli occhi davanti a dei problemi che erano lampanti, ci siamo preparati alla partenza.

Segue nel prossimo numero