Nel numero di Gennaio ho messo in risalto come, da un paio di anni, le previsioni meteomarine abbiano la pericolosa tendenza a sottostimare la velocità del vento e, più in generale, l’intensità dei fenomeni atmosferici; è come se i modelli previsionali non fossero ancora pronti per interpretare correttamente quanto avviene nell’atmosfera, come probabile conseguenza dei cambiamenti climatici in atto.

Va detto che il Mediterraneo ha una morfologia particolare: deserto a Sud, montagne a Nord, antropizzazione spinta, contiguità tra anticiclone nord-africano ed anticiclone delle Azzorre, mari con profondità e salinità molto diverse ne fanno una delle zone più “ciclogenetiche” del pianeta.

A questo bisogna aggiungere , negli ultimi anni, l’innalzamento della temperatura media dell’acqua, con conseguente surriscaldamento delle masse d’aria in transito. La comparsa di formazioni cicloniche a mesoscala (da 50 a 200 chilometri di estensione) di particolare intensità ha dato luogo a fenomeni simili (anche se su scala ridotta) ai cicloni tropicali; tali vortici, con venti fino a 120 km/ora, vengono infatti chiamati MEDICAN (MEDIterranean hurriCANE) e , negli ultimi cinque anni, hanno colpito prima la Grecia Ionica e poi, nell’estate 2021, la Sicilia.

La genesi di questi fenomeni è sempre riconducibile ad importanti gradienti barici (differenze di pressione) presenti su una superficie non molto estesa ma, in una fase successiva, i Medicane traggono forza dal vento di superficie il quale genera ed alimenta un flusso d’aria dal livello del mare sino alla quota di circa quattromila metri, con un forte scambio di calore tra le varie masse d’aria.
Questa sorta di “vortice a sviluppo verticale” determina un aumento della velocità dell’aria, favorendo un ulteriore rafforzamento del vortice stesso e dei fenomeni ad esso associati.

Coloro che hanno avuto la sfortuna di imbattersi in un Medicane lo definiscono come una “bestia metereologica” davvero impressionante. Si tratta, per fortuna, di fenomeni ancora piuttosto rari che non si sono mai inoltrati nella terraferma , ma sono comunque segnali da non sottovalutare, indicatori di una sorta di “esasperazione” delle condizioni climatiche; questo è un aspetto che riguarda tutti coloro che vogliono navigare in sicurezza anche in tratti di mari distanti dalle zone sino ad oggi interessate dal fenomeno….
(segue nel prossimo numero)

Buon Vento a tutti!

Mirco Mascotto