Sarebbe buona norma, volendo descrivere un’apparecchiatura di bordo, iniziare con una descrizione tecnica lasciando da parte, almeno all’inizio, gli aspetti più pratici legati alle modalità di utilizzo.
Per una volta vorrei rovesciare questa logica, proponendo un approccio che metta al centro l’utilizzatore. In navigazione capita troppo spesso di ascoltare conversazioni radio che sembrano esser il paradigma di come NON si deve usare la radio VHF di bordo.
Nella parte conclusiva del primo articolo dedicato a questo argomento, ho evidenziato uno degli errori più frequenti che consiste nell’effettuare una chiamata aspettandosi sempre una risposta immediata, senza concedere al nostro interlocutore il tempo necessario; se entro pochi secondi non sentiamo nulla ripetiamo nervosamente la chiamata, precludendoci la possibilità di ricevere la tanto agognata risposta. Ritengo che questo errore possa derivare dalla nostra abitudine ad utilizzare il telefono cellulare, dimenticando che tecnologie ed uso sono completamente diversi.
Per meglio inquadrare l’argomento sono necessarie alcune premesse. La radio VHF è molto adatta all’utilizzo diportistico per alcune buonissime ragioni: l’ingombro è limitato, la trasmissione ad onde ultracorte (tra i 156.000 ed i 162.500 Mhz) garantisce una buona qualità anche in presenza di condizioni atmosferiche perturbate. Inoltre non sono richiesti apparecchi molto potenti , quindi anche il consumo elettrico è contenuto. Infine consente l’utilizzo di piccole ricetrasmittenti portatili (con potenza compresa tra 3 e 5 watt).
A questi pregi si contrappongono alcuni limiti: la trasmissione delle onde radio è rettilinea quindi stazione trasmittente e ricevente si devono “vedere”. Ecco perché le antenne vengono poste preferibilmente in posizione elevata (sulle barche a vela in testa d’albero): in questo modo, considerando la curvatura terrestre, si aumenta la portata reale del segnale.
Inoltre la comunicazione è monodirezionale, quindi quando un utilizzatore parla l’altro può solo ascoltare e viceversa. Per questa ragione è molto utile che chi sta parlando avverta il suo interlocutore quando ha finito pronunciando la parola “CAMBIO”; in questo modo chi ascolta sa che, da lì in avanti , avrà possibilità di parlare.
All’inizio della trasmissione le stazione che chiama dovrà accertarsi di essere ben udibile dalla stazione ricevente, chiedendo semplicemente “MI SENTI?” e la risposta affermativa dovrebbe essere questa: “TI SENTO FORTE E CHIARO”.
Per chiudere la trasmissione è bene che uno dei due utilizzatori (normalmente lo stesso che ha effettuato la chiamata) sancisca con “CHIUDO” la volontà di interromperla definitivamente.
Contrariamente a quanto può sembrare, queste accortezze non appesantiscono il fluire del dialogo ma lo rendono più agile ed efficace.
Nel prossimo numero analizzeremo meglio le corrette modalità di trasmissione ed i tipi di chiamata, oltre a parlare di alcuni “canali VHF” davvero speciali!
Buon Vento a tutti! Mirco Mascotto
No Comments
Comments are closed.