Vorrei condividere con i Soci del Paterazzo una mia recentissima esperienza. Partirei dalla pura cronaca dell’accaduto per poi provare a trarre qualche insegnamento che, in futuro, possa essere di una qualche utilità.
Venerdì 1° Maggio 2026. Lasciamo l’ormeggio di Punta Ala alle 8,15 diretti all’Isola di Capraia, distante circa 43 miglia. Il programma prevede di passare la notte alla boa, prenotata con largo anticipo. Il porto turistico è infatti riservato ai partecipanti alla Piccola Giraglia, una regata che si svolge tra Venerdì 1 e Sabato 2 Maggio. In aggiunta è prevista un’incursione enogastronomica al Ristorante Il Carabottino, uno dei pochi che serve esclusivamente il pescato del giorno.
La giornata è stupenda, con il cielo senza una nuvola ed un vento teso di Grecale che oscilla tra 13 e 16 nodi di reale e che ci porterà di bolina fino a destinazione. Veleggiamo con randa piena e genoa parzialmente ridotto e la nostra velocità non scende mai sotto i 6 nodi. Il mare si sta pian piano alzando e le onde arrivano a circa 80 cm, con qualche consueta onda anomala abbondantemente oltre il metro di altezza; in serata il vento dovrebbe girare a Maestrale, rispetto al quale lo specchio d’acqua antistante il Porto di Capraia è molto ben ridossato.
Quindi niente di particolarmente impegnativo anche grazie a Quarta Carolina che, nell’occasione, conferma tutte le sue qualità marine. Alle 15,00 siamo ad un miglio da Capraia e mi metto in contatto con la direzione del porto per avere informazioni sulla nostra boa.
La risposta è che le previsioni meteo sono cambiate e, a causa dell’onda provocata dal Grecale (per il quale è previsto un ulteriore rinforzo dalle 21 alle 24), è stato deciso di non aprire il campo boe. A bordo siamo semplicemente esterrefatti: abbiamo percorso più di 40 miglia per raggiungere la nostra destinazione e nessuno si è sentito in obbligo di avvertirci di questa decisione! In aggiunta, tutti i nostri programmi vanno a farsi benedire!
Chiediamo di poter avere accesso all’interno del porto, ma ci viene confermato che tutti i posti barca sono occupati dalle barche iscritte alla regata.
Dopo qualche attimo di smarrimento prendiamo l’unica decisione possibile: approfittando del vento che non sembra voler mollare e dell’orario che ci concede una finestra temporale limitata ma gestibile, decidiamo di fare rotta su Marciana Marina, distante circa 21 miglia.
Viriamo. Con mure a sinistra poggiamo e ci mettiamo in rotta. Nel frattempo incomincia la frenetica ricerca di un posto per passare la notte e, fortunatamente, lo troviamo al Porto Turistico, con arrivo tassativo entro le 19,00. La navigazione a vela procede spedita; le ultime 5 miglia le percorriamo con un’andatura a farfalla che Mario gestisce da par suo. Alle 18,30 ormeggiamo dopo aver percorso a vela 64 miglia in poco più di 10 ore.
Tutto è bene quello che finisce bene e, probabilmente, questo I° Maggio mi rimarrà impresso nella memoria come una delle più belle veleggiate della vita, ma qualche riflessione è comunque opportuna.
Dal punto di vista “tecnico” la decisione dei responsabili del porto di Capraia è stata ineccepibile: in quelle condizioni passare la notte in boa sarebbe stato molto complicato e potenzialmente pericoloso per le persone a bordo, per l’integrità della barca e della boa stessa. Quello che, a mio parere, non è accettabile è l’assoluta mancanza di una qualsiasi comunicazione; un colpo di telefono, un w/app od una mail pervenutici nel primissimo pomeriggio ci avrebbero consentito di modificare e ripianificare la nostra navigazione con tempistiche più agevoli e minore stress.
Ma da questa vicenda ho tratto, come skipper, un insegnamento del quale farò tesoro in futuro: nel pianificare una navigazione (con tutte le attività collaterali ad essa connesse) è bene evitare di “innamorarsi” del programma che noi stessi abbiamo concepito: a ben guardare, le premesse di quello che poi è accaduto dal punto di vista meteorologico, erano tutte lì, davanti ai miei occhi. L’entusiasmo mi ha tradito e mi ha impedito di valutare, con oggettivo distacco, il quadro complessivo ed i segnali premonitori.
Sarebbe stato più prudente cercare, sin dal mattino, altre valide destinazioni, diverse da quella che avevo scelto: avendo più tempo per trovare eventuali mete alternative ci saremmo risparmiati qualche ambascia ed avremmo assaporato in modo pieno e sereno le sensazioni e le emozioni che quel bellissimo Primo Maggio ci ha regalato.
Buon Vento!
Mirco Mascotto
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