Il quinto mese del calendario corrente, e il quarto secondo quello dell’antica Roma (in cui l’anno cominciava a marzo).
Giugno segna la metà simbolica del cammino dell’esistenza: un percorso programmato in 365 tappe poliedriche, fatte di emozioni intense e sfaccettate, che si ripetono fino a raggiungere, fatalmente, un orizzonte che non può più arretrare al nostro incedere — come un muro invalicabile che preclude il passaggio.

Giugno è comunque un mese operoso ed energico: il proverbio lo vuole “con la falce in pugno”. Se, la sera, volgiamo lo sguardo al cielo – non tanto in cerca di consolazione, ma per soddisfare la curiosità di penetrare il tessuto di luce che vibra nella notte – scorgeremo il cosiddetto “Triangolo Estivo”, che le rubriche dei rotocalchi definiscono “famoso”, forse per stimolare la fantasia dei più scettici. Il cielo estivo è popolato da un numero minore di stelle rispetto a quello invernale, perciò sarà più facile individuarlo.

Appare come un triangolo isoscele, con il vertice rivolto verso l’orizzonte meridionale, ed è formato da tre stelle “alfa” (cioè di prima grandezza), appartenenti ad altrettante costellazioni:

• la stella più bassa, Altair, appartiene alla costellazione dell’Aquila;
• in alto, a est, Deneb, nella costellazione del Cigno;
• a ovest, la più luminosa delle tre, Vega, nella costellazione della Lira.

Osservando Vega con un binocolo, anche di modesto ingrandimento, si noterà come essa formi – insieme ad altre quattro piccole stelle – una struttura sorprendentemente simile allo strumento musicale da cui prende il nome.

Durante l’osservazione, i nostri occhi potrebbero essere distratti da luci intermittenti. Non sono pulsar (stelle rilevabili solo con radiotelescopi), bensì le luci degli aerei di linea intenti a seguire le loro rotte nel cielo.

UNA GIORNATA PARTICOLARE

Da quando l’uomo ha iniziato a spostarsi sui mari è diventato navigante e ha sentito il bisogno di informarsi sulle rotte da percorrere, sui luoghi che avrebbe incontrato, sui centri di interesse che avrebbe raggiunto. Sono nati così i ‘pèripli’, le carte di pilotaggio, i portolani e gli atlanti: veri propri strumenti della navigazione informativa – oggi informatica nautica – che costituiscono un cospicuo bagaglio tecnico chiamato IDROGRAFIA.

Nova totius terrarum orbis tabula / Georgius Widman incisore / Frederick de Wit autore – 1675 – Biblioteca Malatestiana Antica, Cesena.

La carta nautica esprime il modo in cui l’essere umano si pone in relazione con una realtà geografica universale fin dai primi tempi della filosofia greca, del pragmatismo del fenìcio errante e del misterioso ed evoluto Cipango.

Geofisici e matematici di riconosctute capacità hanno rappresentato nel tempo le coste e i continenti, le distanze e le superfici con sempre maggiore precisione ancor oggi in costante evoluzione e aggiornamento.

Una falange di operatori che impegna centinaia di centri di ricerca e di elaborazione si da fare per assurgere questo complesso di studi ad una vera e propria scienza a sé da ricordare annualmente il giorno 21 giugno come “Giornata mondiale dell’Idrografia”.

Buon Vento!

Franco Abriani