Mese strano, zoppo e ambiguo, secondo di dodici fratelli sempre in discordia a motivo dei loro caratteri individuali forti e dissenzienti, febbraio appare con il suo bagaglio negativo di tradizioni e aforismi popolari. Uno, tra i più cattivi recita: “febbraio febbraietto mese corto e maledetto!”.

Non è solo espressione di casa nostra. Gli indiani d’America, nel loro ‘woodcraft’ lo rappresentavano con il simbolo di un teschio. Non c’è che dire se non trapasso, estinzione, fame. Soprattutto fame di vita.

I campi non producono, gli alberi non fruttificano, da tempo la dea Prosèrpina è trattenuta negli Inferi e la di lei madre Cerere, come lo è Demetra per Persèfone, affrante dal dolore si rifiutano di adempiere le loro funzioni generatrici così come lo è, a seguito di altri eventi consimili, ricordati dalle mitologie egiziana e babilonese. Saranno credenze di tempi lontani, ma che si trascinano fino ai giorni nostri con evidente attualità.

A questo punto c’è chi volge lo sguardo al cielo notturno per cercare consolazione nel barbàglio delle stelle. Cosa vede?

Il Cocchiere è già transitato e la lanterna della sua carrozza lo individua allontanarsi verso Ovest seguito dai Gemelli accoppiati come al séguito di un carro funebre. In basso, proprio al centro della finestra celeste, dà figura la testa della mefitica Idra che tanto filo da torcere dette a Ercole nel corso della sua seconda fatica, mentre a oriente fanno timida apparizione le costellazioni che ci accompagneranno in Primavera e in Estate.

In compenso appare quest’anno, in comoda e prolungata visione, la luminosa Venere a sicura consolazione degli afflitti. Il suo nome è di per sè una garanzia a tutto tondo e potranno costoro garantirsi tutto l’effluvio coinvolgente emanato da essa prima che appaia, a quattro ore di distanza, il sommo Giove a reclamare come di consueto il suo ‘ius potestatis’.

Franco Abriani