Lo scorso anno, causa CoVid, non fu possibile organizzare la Crociera Capibarca del Paterazzo. Si tratta di un appuntamento fisso, tradizionale ed ISTITUZIONALE del nostro sodalizio, una di quelle attività che all’inizio di ogni anno sociale vengono puntualmente programmate e che soltanto eventi del tutto eccezionali (come la pandemia) possono mettere in forse.

I “vecchi” (gruppo al quale sono inevitabilmente iscritto) l’attendono per ritrovare il gusto di navigare svolgendo attività “intensive” che arricchiscano il bagaglio di conoscenze ed esperienze veliche.

I “giovani” avvertono che si tratta di un’occasione imperdibile per provare e riprovare manovre, ancoraggi, messe a punto e regolazioni, mettendo in pratica quanto appreso nei corsi, dando concretezza alle proprie conoscenze, entrando in maggiore confidenza con la barca e con tutti gli elementi che costituiscono l’habitat naturale di ogni velista.

Al di là degli aspetti tecnici vi è una valenza relazionale che, a mio parere, assume un’importanza fondamentale: Soci di età, conoscenze ed esperienze diverse si mettono in gioco per tre giorni, alternandosi nei vari ruoli di bordo cercando, tutti insieme, di spostare un po’ più in alto l’asticella della propria preparazione velica.

A queste attività si aggiunge quella, non meno alacre, che si svolge principalmente sottocoperta e che potremmo definire conviviale: è infatti noto come una cena preparata con cura ed un buon bicchiere di vino favoriscano l’instaurarsi di rapporti di confidenza e di amicizia tra i membri dei vari equipaggi.

Questa attitudine, che mi piace definire “paterazziana”, innesca un circolo virtuoso che coinvolge ed arricchisce tutti i partecipanti ed in fondo è proprio questo il vero valore aggiunto di questa preziosa esperienza. Tutto questo contribuisce a formare nuovi e vecchi Capibarca, pronti per comandare le barche del Paterazzo, ma anche per solcare il mare in modo autonomo, forti della preparazione acquisita.

Personalmente, frequentando parecchi Marina e porti turistici, ho potuto confrontare i comportamenti e le capacità di molti diportisti con quelle dei nostri Capibarca, e vi assicuro che tale confronto non ci vede affatto sfigurare. Quest’anno la nostra Crociera Capibarca (dalla quale siamo rientrati Lunedì 1° Novembre) è partita da Punat, sull’isola di Krk. Il meteo ci ha regalato tre giorni di sole e di temperature miti, in qualche caso quasi estive, purtroppo accompagnate da poco vento.

Lunedì, come previsto, l’atteso vento di Scirocco è arrivato, con il suo carico di nuvole grigie e pioggia, impedendoci di aggiungere un’ultima mattinata di addestramento; per fortuna eravamo prudentemente già rientrati a Punat, quindi il maltempo non ci ha creato alcun problema, se non il disagio di caricare armi e bagagli sotto la pioggia battente.

I tre giorni precedenti ci hanno consentito di “esplorare” alcune baie: quella di San Cristoforo, sull’isola di Rab, è stata per molti di noi un’autentica, piacevolissima scoperta, con le sei barche della nostra flotta ancorate una di fianco all’altra, con cavi a terra per evitare evoluzioni che, considerando le dimensioni dello specchio d’acqua disponibile, avrebbero potuto essere potenzialmente pericolose.

Le visite alle due isole di San Gregorio e Goli, che fino agli anni ottanta erano carceri, oltre a regalarci profumi e colori unici, hanno lasciato in molti di noi sensazioni agrodolci: da un lato la bellezza selvaggia e le acque limpidissime, dall’altro un senso di tristezza e di sottile disagio, al pensiero delle sofferenze umane atroci di cui quei luoghi furono silenti testimoni. Le costruzioni diroccate e le baracche cadenti sono lì a ricordarci come l’animo umano possa essere capace, al tempo stesso, di altezze mirabili ed indicibili bassezze.

In fondo il senso del nostro navigare è proprio questo: attraversare il mare per arrivare in luoghi lontani ed inconsueti dove natura e presenza umana stanno lì, l’una accanto all’altra, a ricordarci che tale vicinanza è spesso problematica ma che sono gli uomini a dover cercare, faticosamente, il modo migliore per convivere con il creato … innanzitutto con i propri simili.

Buon Vento a tutti!

Mirco Mascotto