Tra la fine di Ottobre ed i primi di Novembre si è verificato un black-out totale del sistema GPS nel mare caraibico tra Trinidad Tobago ed il Venezuela. Le cause non sono state accertate ma è assai probabile che sia stata una decisione della Marina Militare degli Stati Uniti impegnata “ufficialmente” in azioni di contrasto al narcotraffico.
L’interruzione del segnale GPS ha provocato molti problemi alle imbarcazione ed alle navi in transito. Inoltre, quando il servizio è stato finalmente ripristinato, il sistema forniva Punti Nave sbagliati e l’errore era, in qualche caso, di parecchie centinaia di metri.
Il tema non è nuovo, il dibattito aperto e le opinioni molto spesso divergono. Fino a che punto è opportuno affidare a sistemi elettronici come il GPS la sicurezza della nostra navigazione in altura, anche considerando il fatto che il gestore del sistema può, com’è accaduto ai Caraibi, deciderne in qualsiasi momento lo spegnimento e/o il livello di precisione e di affidabilità?
Chi, come me, ha i capelli grigi (quei pochi che ancora resistono stoicamente agli insulti del tempo) ricorda, senza particolare nostalgia, i bei tempi andati in cui si navigava senza l’assistenza di strumenti tecnologici in grado di fornirci la nostra posizione, in qualsiasi momento.
Prima fu il Loran che, con le sue onde iperboliche emesse dalle stazioni costiere, iniziò a viziarci: bastava osservare il display dell’apparecchio di bordo per leggere i numeri magici che altro non erano che Latitudine e Longitudine. Un gioco da ragazzi!
Poi, verso la metà degli anni ’90, arrivò il GPS: ricordo ancora il Magellan 2000 che, dopo qualche minuto di ricerca, trovava finalmente tre satelliti e, come per miracolo, comparivano i soliti numeri magici e con essi, la nostra posizione da riportare diligentemente sulla carta nautica.
Ben presto l’ultimo arrivato soppiantò il Loran , anche perché aveva un vantaggio non indifferente: il sistema GPS copriva (e copre) l’intero globo terracqueo, mentre la copertura del Loran funzionava entro la distanza di circa 70 miglia dalla costa .
Da allora la tecnologia ha fatto passi da gigante ed oggi un GPS rileva non meno di 7 satelliti, ci fornisce istantaneamente un sacco di informazioni e si interfaccia con la cartografia digitale, comoda, maneggevole e costantemente aggiornata (se paghiamo l’abbonamento).
Ora, senza cedere alla tentazione di scivolare in una sorta di “luddismo nautico”, credo sia opportuno che lo skipper, pur affidandosi alla tecnologia, mantenga attiva una modalità parallela di tipo analogico. Per usare un termine di moda, suggerisco una navigazione “ibrida”, con i punti nave forniti dal GPS diligentemente e regolarmente riportati sulla carta nautica (ad esempio ogni ora) anche se la scansione temporale dipende dal tipo di navigazione e dalla distanza che dobbiamo percorrere.
In questo modo avremmo un controllo costante e , in caso di interruzione del segnale GPS, potremmo facilmente risalire all’ultimo Punto Nave e da lì ripartire con la solita, vecchia e romantica Navigazione Stimata; la bussola di governo funziona sempre, giorno e notte, non ha bisogno di energia e non dipende dai “capricci” di nessuno.
Buon Vento!
Mirco Mascotto
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