Da quando l’umanità ha incominciato a organizzarsi in una quotidianità sociale – e sono svariate migliaia di anni fa – ha sentito la necessità di possedere un sistema di misurazione del tempo ciclico.
Per rendere chiare le idee si volle prendere l’esempio di un serpente arrotolato in un’unica spira che si morde la coda: il tempo trascorso che si rinnova ricominciando daccapo. Il serpente, inoltre, cambia la livrea che poi si ricostituisce ed il soggetto continua ad essere tale. Ancora la rotondità dell’anello richiama il termine ‘annus’ e uno più piccolo ‘annulus’. Fra l’altro la Terra gira ad anello intorno al Sole (oppure il contrario se consideriamo la teoria geocentrica). Anni e anni più tardi gli evolutori del pensiero umano hanno così ideato un sistema convenzionale di divisione per questo tipo di tempo ripetitivo. Ecco il calendario, dal latino ‘calendae’ il cui primo giorno di ogni mese, nel calendario romano, era il nome dato ai libri in cui i banchieri dell’epoca registravano gli interessi delle somme date a prestito che maturavano proprio il primo giorno di ogni mese. Già dall’inizio, si evince, fu connotato di preoccupazione per molte persone.
Migliaia di anni prima, comunque, era previsto da tante popolazioni per ricordare le ricorrenze da onorare secondo le loro tradizioni. Si rapportava all’uso del lunario di utilità prevalentemente religiosa, ma conglobando per motivi di praticità le lunazioni e i nomi di santi e personalità essi stessi motivo di ricorrenza e di costituzione del calendario stesso. Si presentava e si presenta ancor oggi come un lungo fascicolo verticale composto di dodici fogli mensili fittamente compilati con tante informazioni: i luoghi delle fiere, dei raduni di categoria, le feste ricorrenti, consigli gastronomici e prodotti dell’orto, curiosità e proverbi. Appeso in cucina accanto alla finestra o anche nella stalla rappresentava il più osservato vademecum giornaliero per tutta la famiglia.
Una cosa che ben sapevano gli antichi Romani pervenuta fino a noi e da noi fatta valevole opportunità è che in Grecia non erano previste le calende, per cui anche in Senato, quando non si poteva o voleva concludere una cosa, era d’uso rimandarla ‘alle calende greche’.
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