È molto particolare che ad un certo punto tutto il resto dell’equipaggio ti saluta con un…ciao, ci vediamo a fine regata!

Subito sono rimasta un po’ sorpresa, poi i 3 passi sul passavanti che mi hanno portato davanti all’albero (3 metri in tutto sul First 8) sono stati come un taglio ombelicale…

Beh forse ho esagerato un po’… Ma sentire le voci del resto dell’equipaggio in pozzetto in sottofondo, e trovarsi a colloquiare a tu per tu con l’orizzonte e le vele di prua è stato unico.

Ruolo: prodiere al Cimento Invernale di Desenzano 25/26, quando Giorgia (skipper di Airone Blu) mi ha chiesto di svolgere questo ruolo, le ho chiesto: ma sei sicura? non l’ho mai fatto, ci vuole gente più agile, magari più giovane? Ma l’accordo era che dopo il primo allenamento avremmo deciso… è andata bene e quindi in questo Cimento, che si è appena concluso, sono rimasta nel ruolo di prodiere.

Compiti del prodiere: membro dell’equipaggio che si occupa del cambio delle vele di prua, delle manovre all’albero, collabora all’issata/ammainata/abbattuta dello spinnaker, responsabile dell’uso del tangone. È l’occhio avanzato dello skipper per incroci/precedenze/linee di via…

Come farlo: nell’allenamento abbiamo chiarito le dinamiche e cosa ci si aspetta che faccia il prodiere; tanto più si crea l’affiatamento con l’equipaggio, tanto meno il prodiere parla. Si limita alle comunicazioni essenziali con una postura che non sia un elemento di disturbo all’andatura, alla vista, alla sicurezza. Quindi l’albero diventa il tuo amico da abbracciare, ai piedi del quale accovacciarsi: tenere d’occhio cosa succede in testa d’albero, sullo strallo di prua e all’orizzonte sono tra le attività costanti.

La teoria è chiara in testa, l’ho ripassata mentalmente più e più volte, e in allenamento lo spi è uscito bene, non si è incaramellato… c’è stato buon affiatamento con chi regola carica alto/carica basso per portare il tangone ortogonale al vento ed all’altezza giusta.

Poi parte la regata di bolina e sai che per un po’ ti assicuri all’albero mentre devi stare attento a non finire intrappolato con i piedi tra le scotte del fiocco o del genoa che passano veloci, mentre ti sposti ad ogni virata sempre rimanendo vicino all’albero. Con vento leggero non sono stata chiamata a fare contrappeso.

Ma lo sai già che prima o poi dovrai manovrare, quando viene chiamata l’issata di spi sul First 8 già accortamente preparato nel sacco nel tambuccio, con penna incocciata alla drizza/angolo di bugna e braccio collegati al circuito, barber armati. Sai che tutto può andare bene, ma le insidie sono in agguato. Mentre Giorgia si porta al lasco, sfilo il tangone dalla suo alloggiamento sul boma (mi dà una mano chi è alle tastiere) afferro la scotta sopravento, la aggancio alla varea e porto il tangone sopravento. Aggancio l’altra estremità del tangone all’albero e dal pozzetto viene cazzato il braccio, fino a quando lo spi, passando dietro al fiocco, arriva in varea. Sono a prua, vicino al pulpito per controllare che tutto vada per il meglio e grido ..Varea!

E allora si issa lo spi (veloci ma accorti), torno all’albero ma… devo tornare a prua per aiutare lo spi che si era avvolto allo strallo per un momento..

E lì preghi tutti i santi del paradiso che si gonfi subito, senza problemi, certo la vela è fatta di tecnica, formula, matematica, fisica e ingegneria, ma anche di tanto fattore C!!!

Magia, bravura, insomma lo spi si gonfia vola e allora giù il fiocco, aiuto in prua per far scendere velocemente la vela, la fisso con gli strappetti e poi torno all’albero, accovacciata. Respiro.

A seconda dell’andatura e del vento, in pozzetto, lavorano quadrando e strallando, cazzando e lascando le scotte.

Ci si prepara ad abbattere, siamo in poppa piena, ci siamo, arriva il momento più danzereccio: spalle all’albero, il mio ballerino è il tangone, sono ferma sulle gambe in equilibrio e delicatamente afferro la scotta sottovento, apro le varee, quella che era sull’albero la incoccio sul nuovo braccio e quella che era sul braccio va all’albero. Lo spi ruota, la randa passa e si gonfiano le nuove mura!

Infine l’ammainata in previsione della prossima andatura di bolina: aiuto all’albero ad issare il fiocco, quindi si stralla lo spi, Giorgia dà l’ordine “giù di spi” e dal pozzetto recuperano la base infilandola velocemente nel sacco, lascando contemporaneamente braccio e drizza. A quel punto libero il tangone dall’albero e dal braccio e, con l’aiuto del tastierista lo rimetto nell’alloggio sul boma.

Anche se c’è poco vento, e magari la regata langue, il prodiere è invitato a restare a prua (vedi video) anche simpaticamente!!

Ho raccolto le impressioni anche da un altro socio del gruppo, Nicola, prodiere nelle regate invernali nelle stagioni 24/25 e 25/26, prima su Airone Blu e quest’anno su Princess Aurora dotata di gennaker da 73mq:

“Fare il prodiere non è affatto semplice, ma incredibilmente emozionante. In bolina il lavoro è minimo: ci si posiziona sopravento per fare peso. Ma quando ci si avvicina alla boa di bolina e ci si prepara allo stacchetto (se presente) e poi per il lasco, l’adrenalina inizia davvero a salire. Le manovre principali del prodiere – issata, ammainata e abbattuta accompagnando il gennaker con scotta sopravento – richiedono coordinazione, velocità e buon affiatamento con l’equipaggio. Soprattutto ci si augura che il timoniere mantenga la rotta senza “andare a farfalle”, perché basta poco per rendere tutto più complicato.

È un ruolo che mette alla prova, ma che regala sensazioni forti e una crescita personale notevole: quando tutto fila liscio e la manovra riesce, la soddisfazione è enorme”

E se ci fosse un prodiere in voi? Provare per credere!!! Buon vento!

Manuela Beverari