Potrebbe capitare di dover intervenire a lavorare in testa d’albero e se sapessi di doverlo fare per tempo, mi attrezzerei per bene adottando il più possibile le norme di sicurezza stabilite per i lavori in quota (casco, occhiali, imbrago, speciali cavi da lavoro statici e dinamici con attrezzature tecniche di sicurezza a norma compresi eventuali permessi e abilitazioni di legge). Tuttavia, nel nostro ambito marino, potrebbe capitare di doverlo fare quando meno ce lo aspettiamo quindi dovremmo farlo usando necessariamente ciò che abbiamo a disposizione in quel momento.
Premesso ciò si rende prime doveroso porsi prima delle domande per poi pianificare l’operatività al fine di poter adottare tutte le procedure atte a limitare al massimo qualsiasi inconveniente ponderabile.

Quindi:
1) Esiste un’alternativa che eviti la salita?
2) L’ambiente/meteo è favorevole?
3) Ho a disposizione l’attrezzatura operativa necessaria?
4) Posso controllare l’attrezzatura e dispositivi necessari?
5) Posso contare su validi operatori?
6) Piano operativo;
7) Posizione degli operatori/equipaggio in coperta;
8) Piano emergenza.

Questa pianificazione potrà apparire macchinosa e pedante tuttavia è bene ricordare che, anche queste operazioni spesso fatte con leggerezza o per gioco, sono sotto la diretta responsabilità del comandante di turno! (*)

Fatto ciò passiamo ad esaminare i punti sopra suggeriti ipotizzando di essere normali marinai su una barca superiore ai 30’ (**), in mare aperto, lontano dalla costa:

1) Studiare i possibili rimedi alternativi per sistemare comunque l’inconveniente al fine di evitare di salire in testa d’albero;

2) Mare mosso, onde da motoscafi e meteo non favorevole (vento o temporali in avvicinamento) possono mettere a rischio l’attività in questione quindi non sono da trascurare anzi da tenere d’occhio;

3) Una buona lista degli attrezzi necessari per fare il lavoro sono utili a limitare la permanenza dell’uomo in quota che conseguentemente limita il rischio. Un secchiello, rinviato al banzigo con dentro un’adeguata sagola che arrivi ad essere comandata dal ponte, potrebbe essere utile per recuperare possibili accessori non previsti. Tutti gli attrezzi dovrebbero essere dotati di legaccio al polso dell’operatore come sicurezza in caso di perdita della presa e conseguente caduta sulla coperta o in acqua.
Se in estate non scordare una borraccia d’acqua, lassù per vari motivi, si suda.

4) Sembra banale ma uno scrupoloso controllo dell’attrezzatura che servirà alla salita è assolutamente doveroso considerando che si andrà ad usare materiale non espressamente fatto per lavori in quota e già usato magari anche in condizioni gravose o addirittura (V. banzigo) mai usato quindi logorato dal tempo di inattività. Particolare attenzione va posta nel controllare l’integrità delle “calze” che proteggono i cavi in particolare se si usano attrezzi da montagna (quali maniglie bloccanti). Da non scordare un controllo ai verricelli e stopper che verranno utilizzati.

5) E’ assolutamente fondamentale la scelta di chi salirà. Possibilmente un marinaio leggero su barche piccole, la fisicità, la manualità specie con gli attrezzi da lavoro, la mancanza di vertigini e sufficiente forza fisica abbinata a buona agilità sono le doti che qualificano colui che potrà venir issato. Non diversa quella di chi andrà a manovrare i verricelli per la salita e discesa a cui, chi sale, affida la propria incolumità.

6) Individuare due drizze che arrivino in testa d’albero (con due colori diversi sarebbe l’ideale) passanti per i relativi stopper. Si possono valutare la drizza randa e l’amantiglio per le salita a poppavia dell’albero o la drizza spy con la drizza genoa (se disponibile) per salite a pruavia dell’albero. Assicurare il banzigo alla drizza di trazione con un nodo ad otto inseguito (V.dis 1. nodo che assicura la minor riduzione del carico di rottura della fune in uso) evitare assolutamente l’uso di agganci meccanici di derivazione nautica (grilli, moschettoni, ecc.). Assicurare una seconda drizza di sicurezza al busto/spalle dell’operatore che dovrà seguirlo in leggera tensione. Prevedere di portarsi un cavo corto (o una cintura di sicurezza) per costruire un anello che, una volta arrivato in T. d’A., possa circondare la vita dell’uomo e l’albero e che lo assicurerà in caso di perdita d’equilibrio o malore.



ISTRUZIONI E ACCORDI PREVENTIVI:

Istruzioni per chi sale (operatore A), per chi lo aiuta col verricello (operatore B) e per chi segue il secondo cavo di sicurezza (operatore C):

A: vestito con pantaloni non corti e scarpe, dopo aver correttamente “indossato” il banzigo ed essersi ben assicurato alle funi, traente e di sicurezza, ipotizzando di salire a poppavia dell’albero usando la drizza spy ed il mantiglio salirà, issato da B, tenendosi saldamente alle sartie di dritta o sinistra e poi, appena possibile, all’albero (sarebbe ideale che il banzigo fosse dotato di adeguato sagolino scorrevole, anche con moschettone, atto a fare in modo che il “seggiolino” non sia libero di allontanarsi a pendolo, ne dalle sartie ne dall’albero, in caso di perdita della presa dell’operatore in salita). Giunto alle crocette, passaggio cruciale, avrà cura di mettere i piedi il più vicino possibile all’albero per non pregiudicarne la resistenza ne la loro corretta inclinazione.
La salita dovrà essere lenta e possibilmente continua per evitare inutili carichi dinamici nonchè interrotta ogniqualvolta la barca rolli o beccheggi! Una volta arrivato in testa avrà cura di assicurarsi all’albero e di essere ben in seduta nel banzigo.

B: agirà da “motore” del verricello che saprà ben manovrare con destrezza.
N.B. STOPPER SEMPRE BEN CHIUSI!

C: avrà il compito di tenere in costante e leggera tensione il secondo cavo di sicurezza opportunamente e correttamente rinviato o su un verricello o su una galloccia pronto ad intervenire nella malaugurata ipotesi di rottura del cavo di lavoro traente.

Una volta finito il lavoro, la discesa. Questa è la fase più delicata in assoluto poiché verranno aperti gli stopper che fino a quel momento, anche in caso di perdita della presa dell’operatore al verricello, assicuravano comunque il non ritorno del cavo traente. Essa dovrà essere a lenta e costante velocità senza stop improvvisi per evitare di sottoporre tutta l’attrezzatura, come già detto, ad inutili carichi dinamici che sono notevolmente superiori a quelli statici e che si presentano ad ogni strappo in particolare durante la fase discendente!

7) Chi avrà degli incarichi relativi al lavoro dovrà necessariamente porsi in posizione per lavorare nel miglior modo possibile avendo cura di seguire visivamente, e con la massima attenzione, il lavoro che sta facendo e di non essere mai sulla verticale dell’uomo in salita; la rimanente parte dell’equipaggio dovrà stare il più discosto possibile, per non intralciare le operazioni, ma essere pronto a dare una mano se servisse e soprattutto non muoversi al fine di non provocare inutile rollio o beccheggio della barca. Tutti comunque attenti ad avvisare in casi si avvistino eventuali onde impreviste o provocate.

8) Seppur con poco piacere, merita particolare attenzione l’organizzazione di un pronto intervento se malauguratamente qualcosa dovesse andar storto per esempio: un uomo in coperta è colpito da un oggetto caduto dall’alto (pronto soccorso a portata di mano con ghiaccio e bende); chiamata di soccorso medico tramite radio di bordo, o adeguato cellulare che devono essere tenuti efficienti, a portata di mano nonché capacità di usarli in particolari momenti di stress psicologico. Infine da non sottovalutare l’ipotesi che un secondo uomo possa salire per portar soccorso al primo!

(*) Nota del relatore sulla responsabilità del comandante: esistendo una normativa piuttosto precisa che regola tutti i lavori, cosi chiamati “in quota”, nel malaugurato caso dovesse accadere qualcosa il legislatore vi farà certamente riferimento. Vi ricordo solo che tali regole sono ben lontane da quelle che, per forza di cose come premesso, ho fin qui qui illustrato tuttavia, sono fortemente convinto che, se si dimostra l’assoluta necessità della salita sull’albero e altrettanto si dimostra lo studio organizzativo fatto a priori e finalizzato a prevenire possibili incidenti, lo stesso legislatore non potrà non tenerne conto.

Ma, secondo logica, quali potrebbero essere tali casi?

Molto dipende dalle circostanze e dalla navigazione intrapresa, dalla distanza dalla costa e dal potenziale pericolo derivante dal mancato intervento. Per esempio: non riceviamo più il segnale dal VHF e ci accorgiamo che l’antenna in testa d’albero, sembra essere rotta. Tutti noi conosciamo i vari obblighi che impongono l’ascolto della radio di bordo ma, se lontano dalla costa (non necessariamente in oceano) credo sia motivo più che giustificato per il relativo intervento. Oppure si rompe una sartia o uno strallo e non si riesce a dar alternativa certezza strutturale all’albero …

(**) Perché superiori a 30’? Così dò per scontato il sufficiente dimensionamento dell’attrezzatura.

Francesco Rancan

Ennio in azione in testa d’albero. Vruglje, 2008.