Nella prima lezione abbiamo parlato dell’effetto evolutivo e della corrente di regresso, questa volta parleremo di abbrivo e forza centrifuga.

Dell’abbrivo chi naviga dovrebbe sapere già tutto… E’ il termine nautico usato per indicare l’inerzia di un natante che si muove sull’acqua. Questa forza va tenuta in considerazione durante le manovre di presa di gavitello, la virata, l’ormeggio e altro ancora.

L’abbrivo non dura all’infinito… piano piano si esaurisce. Questo avverrà rapidamente con una barca piccola e leggera, richiederà molto più tempo/spazio con una barca grande e pesante. La forza centrifuga, generata anch’essa dall’inerzia di un corpo, tende a farlo allontanare dal centro di rotazione. Questa forza viene utilizzata nella nautica nell’esecuzione di alcune manovre, in particolare nella “regina” delle manovre…: l’accostata parallela alla banchina (ormeggio all’inglese).

La comprensione delle dinamiche di questa specifica manovra, permette di poterla eseguire in modo impeccabile. Naturalmente sarà necessario un po’ di esercizio per comprendere bene le forze in gioco e il modo di sfruttarle o annullarle.

Vediamo come si dovrebbe eseguire.

Anzitutto la barca si avvicina al molo per l’accostata con un angolo prossimo ai 45° meglio se maggiore, con una velocità che consenta il governo con il timone, mai al di sotto di 0,7/0,8 nodi) meglio un po’ di più, ma nemmeno troppo veloce. (E’ sempre meglio sfruttare l’abbrivo con la leva dell’invertitore in centro, il timone risponderà più sinceramente e saremo più rapidi nel momento di mettere marcia indietro).

Quando la distanza dal molo risulta adeguata accosteremo dando un buon angolo di timone per far ruotare la barca attorno al suo centro di rotazione: l’orientamento della pala del timone faciliterà l’instaurarsi della forza centrifuga. Dopo che la barca avrà iniziato a ruotare metteremo il motore indietro per fermare l’abbrivo e – se necessario – limitare la rotazione.

In questa fase il dosaggio del gas è determinante per il buon esito della manovra. Il movimento indietro dell’elica influisce molto sull’abbrivo e poco sulla forza centrifuga generata in precedenza così la barca continuerà la rotazione ma cesserà quasi completamente il movimento in avanti.

Se la manovra è ben eseguita avverrà qualcosa di simile al testa coda controllato di un’automobile… Il movimento lungo l’asse longitudinale della barca cesserà del tutto e la rotazione sarà quasi completamente annullata, trasformandosi in una stupefacente traslazione che farà accostare la barca alla banchina con un unico movimento laterale.

L’energia cinetica accumulata dalla barca sotto forma di abbrivo e forza centrifuga si trasformeranno in un movimento di tutta la barca verso la banchina parallelamente ad essa con una elegante accostata, i parabordi svolgeranno la loro funzione senza correre il rischio di uscire grazie alla mancanza di movimento in avanti o indietro della barca. Questa manovra, così eseguita, permette di accostare ad una banchina anche quando lo spazio disponibile è di poco superiore alla lunghezza della barca.

Affinché questo movimento di traslazione si instauri correttamente è necessario un discreto abbrivo iniziale ed una rotazione decisa, partendo da un ampio angolo di avvicinamento al molo. Quando l’angolo di avvicinamento è inferiore ai 45° infatti è più difficile trasformare le forze in gioco in traslazione e dunque la barca tenderà a mantenere un certo moto in avanti o non si avvicinerà a sufficienza al molo.

Naturalmente per eseguire bene questa manovra sarà necessario esercitarsi un po’, provandola ad una distanza di sicurezza dalla banchina e saggiando le risposte del timone, dell’elica, dell’effetto evolutivo (quest’ultimo potrebbe rallentare la rotazione o  aumentarla oltre il necessario). L’interessante di questa manovra – se eseguita secondo la procedura suddetta – è che riduce sensibilmente le possibili azioni di disturbo del vento perché le forze messe in atto dal timoniere prevalgono su di esse.

Inoltre – e non è da trascurare – l’abilità acquisita in questa manovra ci consentirà all’occorrenza di eseguire ormeggi tradizionali di poppa in banchina in spazi angusti perché adottando la stessa procedura davanti al posto da occupare raggiungeremo subito ed in pochissimo spazio la posizione corretta per retrocedere ed infilare la poppa tra le altre barche, senza la necessità di avere spazio davanti alla prua….basta, infatti, poco più di una lunghezza.  Vediamo il filmato:

Errori frequenti della manovra:

  • Angolo di accesso alla banchina troppo stretto (non è possibile accostare con decisione quindi la rotazione dello scafo sarà minima e l’accostata avverrà con movimento in avanti)
  • Velocità di manovra troppo bassa (il timone non da la risposta voluta e la rotazione non avviene con la giusta forza centrifuga)
  • Angolo di barra esagerato (la barca ruoterà eccessivamente accostando alla banchina con la parte poppiera).
  • Arresto della barca troppo deciso (troppo motore indietro arresta la velocità ma anche la rotazione della barca che rimarrà obliqua rispetto alla banchina).
  • Timone riportato in centro (limita a rotazione e successiva traslazione)

Attilio Bertani